Enrico Piazza (Ravenna 1864-1945) del quale quest’anno ricorre il 75° anniversario della scomparsa, dal 1879 studia decorazione all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, ricevendo riconoscimenti ufficiali per la tecnica, la prospettiva e la realizzazione di figure. Nel 1887 si trasferisce a Roma dove svolge una intensa attività di freschista. Sono poche le notizie della sua attività di questi anni. Giordano Viroli nella presentazione del volume “La Quadreria della Cassa di Risparmio di Ravenna”, edito da Longo nel 1995, gli attribuisce un paio di nature morte floreali in possesso dell’istituto bancario per gli elementi comuni con altre certamente dell’autore, esposte a Ravenna nel 1982 nella mostra “Ottocento ritrovato. Pittura in Romagna” probabilmente eseguite in gioventù. Sembra sicura la sua partecipazione alla vita artistica della capitale per il fatto che, sebbene rientrato nella sua città natale nel 1896, sia presente alle esposizioni romane del gruppo di pittori raccolti attorno a Giovanni “Nino” Costa, fondatore nell’associazione In Arte Libertas. La partecipazione a un movimento anti accademico che promuove una pittura verista proiettata verso la valorizzazione dei valori sociali e l’importanza del contatto diretto con il soggetto da rappresentare, esalta la tendenza di Piazza alla caratterizzazione psicologica dei ritratti che esegue.

A Ravenna riprende con successo l’attività di decoratore. Fra il 1901 e il 1904 realizza gli affreschi nella sala maggiore della Casa Matha dove risaltano le sette figure allegoriche assise sui troni: la giustizia, la fortezza la scienza, la letteratura, le belle arti, il commercio e l’industria. Il nuovo proprietario Romolo Conti commissiona a lui e a Gaetano Guarini la decorazione di Villa Ramona a San Pietro in Trento. Di grande effetto è la decorazione del soffitto di una sala, dove l’artista esprime uno splendido gusto floreale nel quale inserisce quattro medaglioni con i ritratti di altrettante bellissime ragazze simboleggianti le quatto stagioni. Contribuisce l’attribuzione alla sua mano, l’allegoria dell’estate, che ricorda molto una delle fanciulle di una serie di acquerelli realizzati nel 1895, conservati nella Raccolta Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì. Per il medesimo committente, sempre con Guarini, lavora a Palazzo Bacinetti, poi esegue il soffitto della sala dantesca della Biblioteca Classense, decora la sala ristorante dell’hotel Byron di Ravenna, ora sala “Nullo Baldini”, alcune stanze nella sede della Cassa dei Risparmi di Ravenna e nel 1910 i palchi e la volta del cinema teatro Mariani.

Sempre nella sua città si dedica anche all’arte sacra nella chiesa dello Spirito Santo, in quella di San Vittore e nella basilica di Santa Maria in Porto e a Forlì nella chiesa dello Spirito Santo nel 1914 e nella cappella di San Pellegrino nel 1926. Si occupa anche di grafica pubblicitaria per la Fabbrica di Conserve Torrigiani-Gagliano, per la III Esposizione delle società operaie di Lugo e a quella commemorativa per la Società Dantesca Italiana nel 1902 e per le onoranze a Dante del 1908. Nel 1906 sostituisce Domenico Miserocchi nell’incarico di docente di Figura all’Accademia di Belle Arti di Ravenna per diventare poi titolare di cattedra all’annessa Scuola Artieri fino al 1936.

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