Fellini sul set del film “La voce della luna” con Roberto Benigni. Foto Mimmo Cattarinich

Amati e complici, Federico Fellini ha avuto sempre un rapporto molto stretto con i fotografi, li ha accolti sui suoi set, ne ha seguito i lavori e si è dato loro con generosità, ricevendone in cambio immagini divenute vere icone. Non è un caso, poi, se ne La dolce vita, a uno di loro ha assegnato il cognome di “Paparazzo”, diventato poi un neologismo per indicare un’intera categoria. Si può tranquillamente affermare che Fellini, per il suo muoversi e dare indicazione sul set e per la sua fama, sia stato uno dei registi più fotografati in assoluto.

L’idillio e lo scontro

Con alcuni fotografi i rapporti sono stati cordiali, con altri più conflittuali e, a parte poche eccezioni (Mario Tursi e Sergio Strizzi, tra gli altri), tutti i maggiori fotografi di scena si sono incrociati con il maestro riminese. Fellini voleva la certezza che il suo lavoro fosse seguito per intero, e per questo il fotografo di scena non è mai mancato sui suoi set, a cominciare dai primi due film, Luci del varietà (1950) e Lo sceicco bianco (1952), documentati da un professionista affermato come Osvaldo Civirani, titolare di uno studio specializzato in cinema. Su I vitelloni (1953) ha lavorato Ampelio Ciolfi, attivo già negli anni 40 e ormai a fine carriera, mentre La strada (1954) è stato seguito, con una bella documentazione, da A. Piatti. Un caso curioso il suo perché sono pochissime le notizie su di lui (non risultano altri lavori cinematografici) e non si trova da nessuna parte il suo nome per esteso. Prodotto dalla Titanus, Il bidone (1955) ha visto in azione G. B. (Giovan Battista) Poletto, che della casa di produzione romana era il fotografo titolare. Poletto, uno dei nomi importanti del settore, è stato poi richiamato all’opera sui set di Giulietta degli spiriti (1965) e di Roma (1972), due film non della Titanus, segno di apprezzamento del lavoro fatto in precedenza. Detto che la documentazione di Le notti di Cabiria (1957) si deve a Nicola Arresto, arriviamo alla svolta de La dolce vita (1960) che segna l’incontro con Pierluigi (ometteva il cognome Praturlon) e Tazio Secchiaroli, attivi nella bella vita romana (a Pierluigi si devono le foto notturne della Ekberg nella fontana di Trevi, situazione ripresa da Fellini nel film, e Secchiaroli è celebre per scatti rubati al jet set da Hollywood sul Tevere e alle relative scazzottate).

Pierluigi e Secchiaroli

Non solo Fellini li chiama come consulenti, ma il primo lo vuole come fotografo di scena (oltre che istruttore per i molti attori e figuranti, interpreti di fotografi) mentre al secondo offre anche una parte che Secchiaroli rifiuta, ottenendo però un lasciapassare sul set. Secchiaroli non sarà mai fotografo di scena ma farà felici incursioni sui set di 8½ (1963), Toby Dammit (episodio di Tre passi nel delirio 1968), Fellini-Satyricon (1969), Amarcord (1973) e La città delle donne (1980). Pierluigi, non sempre sopportato da Fellini per la sua invadenza (nella scena della fontana di Trevi ricostruita da Scola in C’eravamo tanto amati, Fellini infastidito manda a quel paese il fotografo), dopo una lunga pausa, tornerà a lavorare con il regista riminese in Amarcord (1974), Il Casanova di Federico Fellini (1976, anche se diverse foto sono di Franco Bellomo che all’epoca operava per la sua agenzia), La città delle donne (1980), Prova d’orchestra (1979) e Ginger e Fred (1985, coadiuvato da Bruno Bruni).

L’incontro con Paul Ronald

Ne Le tentazioni del dottor Antonio, episodio di Boccaccio ’70, Fellini apprezza la bravura e la discrezione di Paul Ronald, eccellente fotografo francese, da La terra trema presenza fissa nella troupe di Visconti, tanto da volerlo espressamente per il successivo 8½. Ronald, abituato alla sacralità silenziosa dei set viscontiani, entra perfettamente in sintonia con la “bella confusione” (era uno dei titoli iniziali del film) e realizza un pregevolissimo lavoro, sia in bianco e nero, sia a colori (una sua iniziativa).
Proveniente dal fotogiornalismo, Franco Pinna, un altro dei fortunati incontri del percorso felliniano, effettua delle incursioni su Giulietta degli spiriti, Toby Dammit e Fellini-Satyricon, segue come fotografo di scena i semi documentari Block-notes di un regista (1969) e I clowns (1970), frequentando poi da battitore libero i set Roma, Amarcord e Casanova.
Un altro nome importante è quello di Mimmo (Domenico) Cattarinich, fotografo, a volte fisso e a volte saltuario, in Toby Dammit, Fellini-Satyricon, Roma, E la nave va (1983) e nell’ultimo La voce della luna (1989) seguito per intero. Ricordato che la documentazione fotografica di Intervista (1987) si deve a Emilio Lari, vanno menzionate almeno tre fotografe che hanno restituito belle immagini felliniane come Deborah Beer, all’opera sui set di La città delle donne e Ginger e Fred, Chiara Samugheo (per un Fellini privato) ed Elisabetta Catalano, già attrice in 8 ½ come sorella di Anouk Aimée.

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