Annegato al largo all’altezza del Papeete di Milano Marittima: in due alla sbarra per la morte di un cesenate

Sembrava destinato a chiudersi senza processo e senza responsabili il caso della morte di Davide Pastorelli, 46enne cesenate che il 27 agosto del 2020 annegò dopo essersi tuffato dal catamarano che aveva noleggiato insieme a un gruppo di amici. Invece la decisione del giudice per le indagini preliminari di disporre l’imputazione coatta nei confronti dei noleggiatori dell’imbarcazione ha portato all’udienza preliminare di ieri, durante la quale la madre della vittima si è costituita parte civile. Chiede (tramite l’avvocato Alessandro Sintucci) un risarcimento di 300 mila euro. Ed il rinvio a maggio dell’udienza è anche propedeutico a vagliare se ci siano possibilità di una transazione. Che se si concretizzerà toglierà di scena la parte civile stessa.

Accusati di omicidio colposo per la tragica morte del 46enne, sono un 55enne consigliere comunale di Cervia, e il figlio 27enne: il primo in qualità di titolare del Centro velico al Canalino, il secondo, gestore del centro e addetto alla consegna dei natanti da diporto. Difesi dagli avvocati bolognesi Massimiliano Bacilieri e Domenico di Berardino, seguiranno la via del rito abbreviato, condizionato da una consulenza tecnica di parte volta ad attestare l’esatta distanza del catamarano dalla riva. Una scelta forse dovuta al fatto che le prescrizioni in mare e gli obblighi di particolari dotazioni a bordo cambino proprio a seconda di quanto ci si avventuri al largo.

Fuori dall’aula era presente alla porta la madre di Pastorelli. E’ stata la sua opposizione alla richiesta di archiviazione – depositata con l’avvocato Sintucci – a tenere aperto il caso altrimenti destinato a essere chiuso al termine delle indagini preliminari. I compagni della vittima, come sempre sostenuto dalla madre di Pastorelli non avevano tutti gli strumenti necessari per poterlo aiutare; non c’era a bordo il salvagente anulare dotato di corda, che secondo quanto contestato avrebbe fatto la differenza per salvare la vita al 46enne. Una lettura accusatoria contestata dalla difesa dei due indagati, che ora, tramite la consulenza di parte, potrebbe fare leva sulle norme che vincolano la presenza di un salvagente a bordo solo oltre una certa distanza dalla riva. Fra le ulteriori irregolarità sollevate dalla parte civile, c’è anche la mancata consegna del vademecum per la sicurezza in mare (che rappresenterebbe però un illecito di natura amministrativa).

Sta di fatto che il giorno del dramma Pastorelli salpò nel pomeriggio con la fidanzata e un’altra coppia di amici. A circa 300 metri dalla costa, col mare mosso, si tuffò all’altezza del Bagno Papeete di Milano Marittima. Sentendolo gridare in cerca di aiuto, gli amici tentarono invano di invertire la rotta del catamarano, perdendolo rapidamente di vista in acqua.

Ricostruita la dinamica dei fatti e verificate le varie responsabilità, la Procura aveva chiesto l’archiviazione per i noleggiatori del catamarano. Ora se ne riparlerà a inizio maggio. Presente all’udienza di ieri anche la difesa della figlia di Pastorelli, che assistita dagli avvocati Lisa Venturi e Manuela Mengucci, ha però deciso di non costituirsi parte civile.

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