Napoleone Bonaparte

Romagna Napoleonica. Un contesto istituzionale in cui assunse un rilievo particolare il passaggio dalla Legazione di Romagna al Dipartimento del Rubicone, oltretutto sottolineato dal riferimento al fiume Rubicone e alla sua storia, da Giulio Cesare a Bonaparte.
Il Dipartimento fu ripartizione amministrativa – equivalente a una provincia – della Repubblica Cispadana, della Repubblica Cisalpina, della Repubblica Italiana e infine del Regno d’Italia.
Su temi quali la legislazione, il potere politico e la ricerca del consenso, così come l’istruzione primaria, l’amministrazione demaniale, l’economia, le forze armate, senza dimenticare feste e costumi popolari, fa luce il volume “Il Dipartimento del Rubicone. I suoi archivi e il contesto storico. Atti del convegno (Ravenna, 25-26 novembre 2016)” a cura dello storico Angelo Turchini, edito dal Ponte Vecchio, in cui si dà conto anche della presenza di preziosi archivi privati come quelli di Cesare Maioli e di Michelangelo Rosa. Con relazioni anche di Paola Palmiotto, Paola Infantino, Francesca Boris.
Turchini, perché nacque il Dipartimento, e perché si volle legarlo all’antica storia locale nel nome?
‹‹Come analizza Cristina Ravara Montebelli ne “Il Rubicone, Giulio Cesare e Napoleone”, si evidenzia il particolare interesse politico e culturale rivolto al rilievo del fiume Rubicone, il cui superamento da parte di Giulio Cesare cambiò le sorti di Roma e del mondo, dando inizio all’impero››.
Quali novità rappresentò dal punto di vista istituzionale?
‹‹Nella mia introduzione, “Dalla Legazione di Romagna al Dipartimento del Rubicone”, ho evidenziato come le istituzioni della neonata Repubblica Cisalpina fossero modellate sul sistema organizzativo francese. Si ha il passaggio dalla pontificia Legazione di Romagna (centrata sul capoluogo di Ravenna) dapprima al Dipartimento del Lamone (con capoluogo Faenza) e del Rubicone (con capoluogo Rimini, ma c’è anche un breve Dipartimento del Savio), poi dopo una breve fase con capoluogo Cesena per la Romagna si ha il Dipartimento del Rubicone suddiviso in 5 distretti (a partire dal nuovo capoluogo Forlì). Rappresentò un momento di svolta decisivo, una significativa riforma amministrativa legata al territorio, per la migliore gestione delle comunità, con accentramento dei poteri gestionali, razionalità e centralismo, come illustra nella sua relazione Gianluca Braschi››.
In quali modi la celebrazione del potere politico andò di pari passo con la ricerca del consenso popolare, ad esempio con le “feste napoleoniche”?
‹‹Riccardo Benzoni pone in evidenza come esse abbiano rappresentato una serie di eventi celebrativi di assoluta pregnanza per favorire il radicamento dell’adesione nei confronti del potere e della persona di Napoleone nel contesto dipartimentale. Quasi sacralizzati. Esse furono un’interessante elaborazione del mito napoleonico, esaltato da feste civili di tipo encomiastico››.
Quali furono invece le finalità delle numerose inchieste poliziesche sui costumi popolari?
‹‹Questa di cui tratta Brunella Garavini fu una operazione condotta con attenzione come in quasi tutti i dipartimenti del Regno d’Italia, coinvolgendo una pluralità di informazioni che costituiscono un contributo straordinario per la storia del folclore, dei comportamenti e delle tradizioni delle comunità, senza trascurare usanze superstizione, canzoni tradizionali, caratteri degli abitanti››.
Di quali profonde trasformazioni della società romagnola si trova traccia negli archivi del periodo?
‹‹Alberto Tanturri su diffusione e centralizzazione dell’istruzione primaria, Emanuele Pagano sulle forze armate, Dante Bolognesi con un quadro interessante dell’amministrazione demaniale e dell’economia locale, hanno illustrato la realtà concreta del Dipartimento, con l’elaborazione di una serie di dati tratti dagli archivi locali e da quello centrale dello Stato a Milano, e con utili tabelle calate nelle specifiche realtà territoriali››.
Quali spunti di ricerca offrono preziosi archivi privati come quelli di Cesare Maioli e di Michelangelo Rosa?
‹‹Da una parte ho presentato quanto ha realizzato un sacerdote e docente scolastico a Forlì come Cesare Maioli (1746-1823), autore interessato alla natura, di cui sono conservati materiali ricchi di immagini nella Biblioteca Saffi, come l’ornitologia del Dipartimento del Rubicone (poi elaborata in un altro volume sempre edito dal Ponte Vecchio), dall’altra Cecilia Antoni ha illustrato l’archivio di Michelangelo Rosa con documentazione dal 1711 al 1844 conservata alla Biblioteca Gambalunga relativa a Michele e Michelangelo Rosa, zio e nipote, entrambi partecipanti alla vita del Dipartimento, con ruoli d’impegno pubblico››.

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