Angela, la regina degli abissi che battè Mayol, compie 60 anni

Una grande riminese compie 60 anni. Angela Bandini è stata una delle poche donne che nello sport è riuscita a battere gli uomini. Ecco la sua storia in un articolo scritto nel 2011 sul Corriere Romagna.

RIMINI. Nell’ottobre del 1989 una ragazza riminese alta appena un metro e sessanta finisce sui giornali e le televisioni di tutto il mondo: ha stabilito il nuovo record del mondo d’immersione raggiungendo i 107 metri di profondità in assetto variabile. Enzo Maiorca e Jacques Mayol sono cancellati.

Il 2 ottobre aveva stabilito il record femminile e il giorno dopo, a sorpresa, batte anche i maschi. Un evento epocale. La “Regina degli abissi”, come la battezzano i media, è Angela Bandini. «Per la verità», aggiunge Angela, «ero scesa a 111 perché la corda si era allungata, ma il record è stato ufficializzato a 107».

Il sogno delle Olimpiadi

Come aveva iniziato? «Facevo ginnastica artistica, volevo andare alle Olimpiadi. Poi mi ruppi un braccio e dovetti rinunciare. Ero una ragazza delusa perché si erano spezzati i miei sogni. Ero un’anima in pena che cercava il senso della vita. Poi, quasi per caso, cominciai a frequentare il delfinario e il mondo dei delfini. Poco tempo dopo arrivarono Jacques Mayol e Folco Quilici, stavano lavorando a un documentario. Volevano girare una scena con i delfini e una modella che era venuta con loro. Ma lei si spaventò e mi chiesero di prendere il suo posto. Fu così che iniziò per me una nuova vita».

In giro per il mondo. Angela aveva appena 17 anni. Ed è proprio in questo periodo che fa gli incontri più importanti. Uno su tutti: Leo Amici, il maestro di vita che generò, affiancato da Maria Di Gregorio, la fondazione del Lago di Montecolombo portata avanti poi da Carlo Tedeschi, una realtà nella quale la campionessa sub fu coinvolta sin dall’inizio. Angela è ancora minorenne quando parte per girare il mondo con una troupe giapponese che sta girando un film documentario sugli apneisti (“Glaucos”): Grecia, Indonesia, Giappone e tanti altri paesi finiscono negli occhi della ragazza riminese. Impara a lavorare in sala di regia, fa la modella e nuota… nuota tantissimo e in ogni stagione, ma soprattutto, crea un rapporto particolare con i delfini con i quali danza e inventa performance per i delfinari (al punto che la chiamano Ragazza-delfino). A Rimini la vedono entrare in mare anche a gennaio e febbraio.

Da sinistra Jacques Mayol, Angela Bandini e Enzo Maiorca

Il mare d’inverno

Un tuffo nel porto. «Ho sempre avuto un rapporto bellissimo con l’acqua. Mio babbo a cinque anni mi buttò nel porto, scesi giù sorpresa ma poi mi sentii risalire e vinsi la paura. Da quel giorno uscivamo con la sua barca e nuotavo al largo tenuta da una corda. Quando ero più grande, a 17 anni, nuotavo anche in inverno mettendo calzari e guanti. Una volta fui circondata da un branco di cani randagi e fui salvata dal cane del delfinario, Rocky, che per aiutarmi non esitò a tuffarsi da un muro alto quattro metri».

Dopo l’incontro con Mayol, Angela conduce una vita molto intensa. Partecipa a spedizioni subacque a caccia di reperti, si dà alla pubblicità, fa l’attrice e inizia l’attività sportiva. Nel 1980, assieme all’Università di Chieti, si reca sulle Ande e stabilisce il record mondiale assoluto d’immersione in quota: lago Huacrachocha, 5000 metri. Nel 1985, il 14 settembre, all’Isola d’Elba stabilisce il record mondiale femminile di immersione con 52 metri. Nel 1989, il 2 ottobre, riconquista questo record a -95 e il giorno dopo ottiene il record assoluto a 107, battendo il suo maestro Mayol che aveva portato il limite a 105.

La tecnica

«Come ho fatto? Sono scesa con la tecnica che mi aveva insegnato Leo Amici, l’uomo che col suo esempio cristiano e le sue risposte alle mie domande mi ha dato un Dio di certezza, con una tecnica medico-scientifica che ha stravolto il metodo tradizionale e con la forza spirituale che lui mi ha saputo dare. Quando sei laggiù, puoi anche essere un metro e novanta, ma basta un po’ di paura e bruci l’ossigeno che ti serve. Le immersioni in profondità sono iniziate per caso. Eravamo all’Elba con Mayol, provarono a farmi scendere e con gran sorpresa di tutti arrivai a 40 metri».

Dopo il record dell’85 i rapporti con Mayol si raffreddano. «E io che pensavo di farlo felice! Invece non voleva che lo superassi. Il record dell’89 è stato perciò realizzato grazie a una promessa fatta a Leo Amici, e agli Amici del Lago che finanziarono l’Operazione Sirena. Volevo dimostrare quanto fosse giusta la tecnica insegnatami dal mio maestro (morto nell’86) e sentivo di poter abbassare il limite. Feci tutto in 23 giorni. Ogni giorno scendevo di cinque metri per volta (tranne l’ultimo in cui feci un salto di 15 metri) ma nascosi a tutti l’intenzione di voler battere anche il record maschile. Così, in mezzo a molto scetticismo e faticando non poco, convocai tutto lo staff per il tentativo e ci riuscii. Sentivo i denti scricchiolare ma non avevo paura, giunta in fondo mi fermai per mezzo minuto per essere certa che i giudici riconoscessero il mio viso, solo dopo risalii. Dopo la storia dell’apnea è finita. Il mio è l’ultimo record, a tutt’oggi, riconosciuto dalle federazioni CMAS e FIPSAS ed è finita l’epoca dei veri avventurieri romantici e sognatori».

Angela è sempre rimasta legata al mare e ha realizzato una didattica per vincere la paura dell’acqua e praticare in maniera consapevole l’apnea. «Non mi stancherò mai di dire che non si devono superare i propri limiti. E’ importante imparare a conoscere il proprio corpo e come reagisce agli sforzi, alle difficoltà. Questa disciplina richiede molto autocontrollo ed equilibrio e si deve procedere per gradi. Così come è sempre meglio immergersi almeno in due… Il mare resta sempre la mia passione e non finirò mai di ringraziare Jacques perché mi ha aperto le porte di questo mondo e mi ci ha fatto tuffare dentro con tutto il cuore. Né finirà mai la mia stima per chi mi ha preceduto, che ha dato veramente tutto in un mondo autentico che oggi non c’è più».

La storia di Angela Bandini si può trovare anche sul libro “Angela degli abissi” di Carlo Tedeschi, Edizione Dare-I Ragazzi del Lago. Alcune delle foto di questo articolo sono tratte da questo libro.

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