Sprecare è purtroppo un’attitudine molto umana, ma, come si dice, la cosa diabolica è perseverare. Ora, pare che un meccanismo virtuoso però si fosse già innescato, dopo qualche lustro di ammonimenti. Una buona mano alla causa sembrerebbe poi averla data proprio la situazione senza precedenti che tutto il mondo sta affrontando a causa del coronavirus. Partiamo da un po’ di dati. L’Osservatorio Waste Watcher, coordinato dal professore dell’Università di Bologna Andrea Segrè, agroeconomista, paladino antispreco da almeno un ventennio e inventore del progetto Last minute Market che ormai ha fatto il giro del globo, ci dice che buttiamo circa 100 grammi di cibo a testa ogni giorno, che diventano 37 chili pro capite e 85 a famiglia ogni anno. In soldoni, circa 4,9 euro a settimana (era il calcolo ultimo risalente allo scorso febbraio in tempi pre emergenza pandemica), un valore per ogni nucleo familiare pari a 450 euro annui, ma anche un costo per smaltire i rifiuti e un peso sull’ambiente sempre meno giustificabile. E quali sono i cibi più sprecati, rispetto alle abitudini di acquisto degli italiani? In testa c’è sempre il cibo fresco, per il 32% degli italiani frutta, verdura, latte, formaggi. E questo dipenderebbe da una spesa “bulimica”, ovvero eccessiva rispetto alla reale necessità: troppo il cibo acquistato, magari tentati dalle offerte del supermercato, troppo quello cucinato.
Segrè, lei promuove il concetto di “spreco zero”, ma è un obiettivo realisticamente raggiungibile?
«L’importante è riconoscere che lo spreco alimentare rappresenta effettivamente un problema. Non solo etico, ma anche economico e ambientale: smaltire i rifiuti infatti costa e inquina. Per non sprecare, oltre a rendersene conto e a fare il contrario nel nostro comportamento abituale, sono necessari altri passaggi fondamentali. Il primo è imparare a fare la spesa in modo intelligente e mirato, senza rincorrere le facili e ingannevoli promesse del marketing. Il secondo è conoscere fino in fondo il nostro frigorifero e il suo mondo freddo che permette di conservare adeguatamente i prodotti alimentari che compriamo. Il terzo passaggio riguarda gli imballaggi, che ricoprono gli alimenti da riporre in frigorifero o nella dispensa, per capire bene a cosa servono e come usarli al meglio per preservare i nostri acquisti. Basta poco per raggiungere dei risultati molto interessanti che non solo fanno risparmiare un sacco di soldi, ma evitano anche l’accumulo di rifiuti generando meno inquinamento».
Quindi la lotta allo spreco comincia dalla spesa, o meglio dalla lista della spesa. Che in questa fase di emergenza sanitaria, con gli spostamenti e i tempi di permanenza nei locali pubblici contingentati, è diventata fondamentale.
«Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, diciamo che questa quarantena ci sta obbligando a un corso accelerato di economia domestica. Da un iniziale atteggiamento di paura che aveva portato all’assalto ai supermercati, le persone sono passate a capire che il cibo c’è e che le modalità di acquisto vanno programmate e determinate bene. Si fa la coda per entrare nei supermercati ma con lo scopo di rimanerci il meno possibile, quindi senza perdersi dietro a offerte e offertine. Bisogna andare consapevoli di quello che ci serve e farlo in tempi stretti. Questa modalità che per molti è nuova, fa riflettere e capire che si può programmare e pianificare il numero dei pasti per le persone che sono in casa».
Quindi stiamo effettivamente ponendo più attenzione al cibo di quanto facessimo prima?
«Direi di sì. Il cibo ci accompagna nei pensieri domestici, dedichiamo tempo a cucinare, abituati a guardare molti spadellatori in televisione, adesso ai fornelli ci siamo noi, non guardiamo più soltanto, ma produciamo ciò che mangiamo».
Bisognerà vedere se quello che stiamo imparando ci resterà impresso bene in mente passata la tempesta.
«Se quello che stiamo facendo ora lo manterremo anche dopo mangeremo sicuramente meglio. Stiamo capendo che nel cibo si possono investire tempo e risorse per avere qualità. Quanto al tornare alla cosiddetta normalità, non credo che accadrà, anzi credo che sarebbe sbagliato. La modalità di prima io non la voglio proprio, perché era prima che c’era qualcosa di anormale nel rapporto in particolare con il cibo. Manteniamo questa consapevolezza, aggiungiamoci il movimento. Ecco quello ci sta mancando e lo dobbiamo certamente recuperare».
Torniamo alla nostra spesa. Fino a prima dei decreti sulla distanza sociale e del tutto chiuso, la maggior parte degli italiani, secondo l’osservatorio Waste Watcher, faceva la spesa di casa settimanalmente (37%) oppure 2/3 volte alla settimana per un italiano su 3 (32%). Solo un italiano su dieci faceva la spesa ogni giorno (11%). Un po’ alla volta si era arrivati a stabilire che per non sprecare fosse necessaria proprio una spesa pressoché quotidiana, comunque frequente. La spesa settimanale invece era considerata l’occasione migliore per rimpinzare il carrello con ben più del necessario. Poi il virus ha ribaltato le esigenze di comportamento per altre ragioni. Ora, quale modello resterà valido?
«È vero, rifornirsi frequentemente con solo il necessario sarebbe il modo ideale. Ma è anche vero che non tutti potevano, anche prima, fare la spesa ogni giorno. L’importante è sempre la programmazione, contare il numero dei pasti che si devono affrontare in quel lasso di tempo, per quante persone, avere in mente la durata dei prodotti che si scelgono. Programmando è facile avvicinarsi allo spreco zero. Quanto alle modalità si possono ammettere tutte, basta appunto programmare. Poco prima di febbraio la riduzione dello spreco alimentare era un meccanismo innescato. Ora questa situazione certamente interessante per gli effetti sui nostri comportamenti potrebbe aver migliorato ulteriormente il dato. Andrà studiato e lo faremo».
Una modalità che nell’arco di un paio di settimane ha preso piede, e che prima era pratica quasi snob per pochi consumatori “iperconsapevoli”, è la consegna della spesa a casa. Anche questa è una modalità buona per il futuro?
«Una vera e propria nemesi. Prima se dicevi food delivery il pensiero correva a cibo industriale, precotto, magari di non chiara provenienza. Oggi a casa ti arrivano la frutta, le verdure, la farina, insomma gli ingredienti che poi noi dobbiamo assemblare e trasformare in cibo. Io presiedo il Caab di Bologna e sto vedendo che si è invertita una tendenza, chi aveva sempre sofferto a causa della grande distribuzione, ora si è ripreso rifornendo i piccoli negozi, a loro volta a lungo schiacciati dalla concorrenza dei grandi, che oggi fanno le consegne a domicilio. Oppure la spesa arriva direttamente dai contadini ai consumatori, se vogliamo ancora meglio, credo che sia un sistema che potrebbe svilupparsi e non sarebbe un male. Insomma, io credo comunque che da questa situazione qualcosa di buono nel nostro rapporto con il cibo ci rimarrà certamente».

Buone letture, piccola biblioteca anti spreco. Pieno di informazioni e consigli è “Il metodo spreco zero”, l’ultimo il libro del massimo esperto italiano sull’argomento Andrea Segrè. Messo a punto nel tempo attraverso la campagna di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, il libro parte dalla compilazione di un “diario dello spreco” a cui è chiamato il lettore, in cui registrare gli alimenti buttati ogni giorno per ogni pasto, per capire i nostri errori, liberarci dalle cattive abitudini e iniziare la nostra «rivoluzione alimentare». In pochi passaggi impareremo a fare la spesa in modo intelligente e mirato, senza rincorrere facili e ingannevoli promesse del marketing; a conoscere a fondo il nostro frigorifero, organizzandolo al meglio per la conservazione dei cibi; a leggere le scadenze riportate sulle confezioni e a usare gli imballaggi in modo utile, a fare eventualmente l’orto in giardino o anche solo sul balcone, a evitare del tutto la produzione di avanzi, dando agli ingredienti considerati “scarti” una nuova vita attraverso ricette intelligenti del recupero. Un tema che Segrè ha già affrontato in molti altri volumi da lui scritti negli ultimi anni, citiamo solo “Cucinare senza spreco”, “Elogio dello-spr+eco”.

Argomenti:

cibo

Segrè

spesa

spreco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *