Andar per erbe, l’ortica “vera e falsa” per ottime minestre

Anche in questo caso si tratta di un gruppo semantico e non sistematico o esclusivamente funzionale, anche se gli utilizzi delle due piante sono molto simili. Parliamo dell’Ortica (nome scientifico: Urtica dioica L.; dialettale: Urtiga, Urtigacia, Urtiga Granda) e della Falsa Ortica Purpurea (nome scientifico: Lamium purpureum L.; dialettale: Urtiga Morta, Urtiga Saibedga). L’Ortica comune è spesso copiosa e invadente, in aree antropizzate, luoghi a mezz’ombra su terreni ricchi di nitrati, spesso vecchi orti o letamaie abbandonate, o prati ove l’erba abbondante è trinciata fresca molto frequentemente, dal piano all’Appennino. È difficile trovarla nei terreni coltivati dato che essa mal sopporta la lavorazione del terreno. È una pianta molto duttile e affidabile soprattutto se utilizzata in primavera raccogliendo i giovani germogli. Era utilizzata soprattutto per minestre e zuppe, l’esempio riportato in questo libro è quello con la “buiacca” assieme alle patate. Buona anche per risotti e ripieni di tortelli di magro, nelle zuppe, nelle minestre, assieme ad altre erbe e verdure nelle misticanze cotte, in frittate e frittelle, nei ripieni di ravioli primaverili. Era utilizzata anche per invogliare al cibo le tacchine inappetenti. La falsa ortica purpurea invece colonizza i margini dei coltivi, di campi, orti, vigneti, ruderi, strade e incolti, dal piano all’Appennino. Il suo utilizzo tradizionale era nelle erbe cotte miste per minestre e ripieni. Anch’essa aveva un utilizzo nell’alimentazione degli animali domestici andando anch’essa nel pastone dedicato ai polli inappetenti.

La ricetta

Tanto più miglioravano le condizioni economiche delle famiglie rurali tanto più i condimenti per le minestre cessavano di essere “vedovi” e aumentava la disponibilità di carne, soprattutto di maiale, da inserire nella minestra. Le comunque magre finanze familiari potevano così incominciare a permettersi più frequentemente qualche bella fettina di pancetta, soprattutto “stesa” e salata. La segnalazione in Romagna di questo tipo di zuppe con erbe di campo e ortaggi coltivati, in questo caso assieme a fette di lardo invece che di pancetta, ci riporta addirittura ad alcune preparazioni, risalenti già al Medioevo, diffuse tra le famiglie rurali più fortunate. Assai interessante da ricordare era un certo tipo di minestra molto densa soprattutto con le ortiche in cui andavano anche patate e che grazie appunto a queste ultime assumeva una densità e consistenza simile a quella delle tinte a base di calce che si usavano una volta per gli esterni delle case. Per questo, in assenza di un nome migliore, abbiamo deciso di chiamarla “Minestra con la buiacca”. Il nome può fuorviare, tuttavia la preparazione era comunque diffusa. Con ingredienti poveri come questi e con l’aggiunta di un po’ di crostini di pane secco, meglio se passati al forno, si faceva un’ottima minestra. Gli ingredienti sono: mezza cipolla, crostini di pane 500 g, formaggio a piacere, pancetta stesa salata 200 grammi, patate 500/ 700 grammi, ortiche 500/ 600 grammi, sale. Preparazione: si faceva un soffritto con la cipolla, si tagliavano le patate a quadrettini, la pancetta a pezzettini sottili, si lavava e tritava finemente l’ortica, poi si aggiungeva il tutto al soffritto, facendo insaporire per qualche minuto. Si aggiungeva dell’acqua (un paio di litri) e si faceva bollire a fuoco basso per il tempo necessario a finir di cuocere le patate, che erano quelle che esigevano più cottura. A questo punto si salava, se necessario, si versavano nei piatti ove erano stati preparati i crostini passati nel forno. E se poi alla fine c’era anche del formaggio stagionato…

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