“Andar per erbe”, il decalogo del buon raccoglitore

Nessuna delle piante che vi raccontiamo è riportata tra le specie protette ai sensi della nostra legge regionale “Provvedimenti per la salvaguardia della Flora Regionale – Istituzione di un fondo regionale per la conservazione della Natura – disciplina della raccolta dei Prodotti del Sottobosco” n° 2 del 24 gennaio 1977, e quindi sottratta del tutto alla raccolta. In qualche isolato caso qualche Comune adotta un proprio Regolamento con vincoli specifici soprattutto per alcune specie meno diffuse e in aree di particolare interesse naturalistico. Così talvolta in Romagna accade, nelle Pinete di Cervia e di Ravenna ad esempio, che ci possa essere un divieto di raccolta del pungitopo e un limite pro capite di raccolta di asparagi selvatici, che varia più o meno, a seconda dei Comuni tra 0,5 e 3 kg. Eccetto queste situazioni, per le quali vi raccomandiamo di informarvi e di rispettare incondizionatamente le leggi, la raccolta è libera.

2. Evitare ambienti inquinati.

È consigliabile evitare le strade di grande traffico o comunque zone vicine a fonti d’inquinamento (canali di scolo, allevamenti animali, discariche, aree industriali, ecc.) e pure parchi frequentati da cani o altri animali. L’odierna crisi dell’agricoltura “chimica”, tra tanti svantaggi che ha creato al nostro tessuto economico, ha portato pure qualche vantaggio. Sono sempre più numerosi, infatti, gli angoli non coltivati dove è possibile raccogliere erbe senza incappare in un trattamento chimico. Anche il crescente numero delle aziende biologiche contribuisce a incrementare questa possibilità.

3. Chiedere permesso prima di entrare

Ogni terreno ha un proprietario che potrebbe gradire o meno la presenza di estranei nella sua proprietà. Si tratti del luogo dove vive e si riposa, oppure dove svolge la sua attività professionale. È comunque casa sua. Se non siete un cacciatore, con un fucile in mano, cui l’accesso a un fondo non tabellato è garantito per legge, vi chiediamo, per favore, di domandare comunque “permesso” quelli di casa prima di entrare. E magari anche se siete un cacciatore.

4. Portare a casa uno spicchio di campagna

Fate la raccolta a scopo alimentare, poi tenete anche due o tre rosette di ognuna delle erbe scelte con un pezzo di radice o solo con il colletto integro, e ripiantarla per osservarla e conoscerla, poi magari produrla.

5. Imparare a riconoscere le piante

Portando l’erba a casa potrete così confermare più facilmente l’identificazione grazie al fiore che è sempre molto più caratteristico di una rosetta basale in cui le foglie spesso sono assai diverse dalla pianta adulta. In ogni caso la “Bibbia” riconosciuta del genere che è la “Flora d’Italia” del Pignatti. All’inizio è meglio concentrarsi sul riconoscimento di poche erbe per volta, non più di due o tre, e poi magari aumentare man mano che aumentano esperienza e competenza. La cosa ideale per imparare è seguire qualche esperto, che lo sia per tradizione o per apprendimento successivo. Soprattutto è sempre ben spesa una qualche mezza giornata all’aperto in campagna con una nonna o una zia. Oppure seguire qualcuno dei tanti corsi di riconoscimento delle erbe spontanee che già da qualche anno si fanno da un capo all’altro della Romagna su iniziativa di benemerite associazioni di volontariato.

6. Niente piante a rischio

È meglio concentrarsi su quelle poche piante per le quali non c’è né pericolo diretto né alcuna possibilità di confusione con erbe simili però tossiche. Non vale la pena di correre rischi, anche solo di un mal di pancia, per riscoprire questa nostra tradizione.

7. Solo piante perfettamente pulite

È opportuno pulire il tutto sul posto in via preliminare eliminando la terra, le foglie ingiallite e sciupate e controllando che non vi siano lumachine o altri parassiti. Arrivati a casa è opportuno lavare subito molto bene le piante ancora intere, che sono già state oggetto della pre pulizia in campagna, in abbondante acqua corrente a temperatura ambiente, e scolarle. Le porzioni sotterranee vanno pulite della terra, senza lasciarle in ammollo.

Fiori e cimette fiorite, che sono molto delicati, si lavano celermente e si lasciano sgrondare senza ammassarli, si aggiungono poi all’ultimo momento, alle misticanze e/o come guarnizioni.

8. Piante fresche o perfettamente conservate

È bene fare attenzione a non ammassare il raccolto in buste di plastica che portano al surriscaldamento e quindi danneggiano il raccolto. Un bel cestino aperto di vimini è sempre il meglio. Accettabili sono anche sacchetti di tessuto. Le piante raccolte si depositano con cura nel contenitore, senza pressarle. Le piante pulite si utilizzano prima possibile, o mangiandole crude, o cuocendole. È consigliabile ridurre al minimo la conservazione.

9. Rispetto

È opportuno fare attenzione a non cogliere le piante selvatiche oltre lo stretto necessario. In caso si tratti di una pianta di cui si utilizza solo la rosetta basale è meglio lasciare sempre la radice tagliando la pianta a livello del colletto in modo da favorire nuovi ricacci. Se si tratta di una pianta, come il raponzolo, di cui si utilizza la rosetta con anche gran parte di radice, vi esortiamo comunque a lasciare almeno una piantina piccola per ogni tre piantine raccolte. Così esse saranno generose anno dopo anno e non ne mancheranno mai né a noi né a chi verrà dopo.

10. Prenderla tranquilla

Niente corse. Niente gare a chi raccoglie di più. Non siamo più arzdore che puliscono il grano dalle infestanti. Né casanti affamate, grazie al Signore. E neppure atleti in una gara. Con i nostri gesti in campagna ricordiamo e santifichiamo i nostri avi, e le nostre ave, e il loro Amore per questa Terra. Facciamo gesti profondamente terapeutici. Godiamoceli. Respiriamo, lentamente e profondamente. Se quell’aria è buona per le erbe, è buona anche per noi. Se facciamo tutto questo con amore e serenità potremo provare grandi soddisfazioni in campagna, in cucina e a tavola.

Per un primo approccio alla raccolta delle erbe, oltre alle letture e alla frequentazione di persone più esperte per “fruttuose passeggiate” nei prati, ci sono molte associazioni che ciclicamente organizzano corsi e uscite, questo ovviamente pre pandemia, è quindi meglio controllare la disponibilità contattandole direttamente. Gli autori di questa rubrica ne suggeriscono alcune che andiamo ad elencare. Associazione “L’Arca” di Ravenna c/o Giorgio Lazzari, via Canalazzo, 23 a Ravenna – e-mail: gammalambda@libero.it. Molto attiva l’Associazione Micologica Bresadola – Gruppo Valle Savio di Cesena, con le varie delegazioni, via Vigne, 85 a Cesena su Facebook come “Associazione micologica e Botanica Valle del Savio”, e-mail: ambcesenavallesavio@gmail.com.
Una vera e propria istituzione è Giardino delle Erbe “Augusto Rinaldi Ceroni”, via del Corso 6 Casola Valsenio, e-mail: info@ilgiardinodelleerbe.it. Gruppo Naturalistico La Gramegna, viale Gramsci, 293 a Cesena, su Facebook come “Gruppo Naturalistico “La Gramegna”.

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