C’è anche Cesena nel ricorso presentato al Tar del Lazio per annullare l’ultimo Dpcm anti-Covid emesso dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un ricorso del quale si attendeva la discussione nelle scorse ore, e invece l’udienza è stata rinviata al 2 dicembre, appena un giorno prima della scadenza del decreto che è al centro dell’azione legale.

La richiesta di sospensiva, che normalmente ha dei tempi di sentenza molto rapidi, è stata presentata dal Comicost, un gruppo di avvocati che si preoccupa «di comprendere e far comprendere al cittadino se, come e perché gli organi di Governo abbiano violato la Costituzione, ma soprattutto si preoccupa che eventuali lesioni o violazioni vengano rimosse, reintegrate o rimpiazzate da norme legittime e legali ed ancor più che le libertà costituzionalmente previste e garantite, ritornino completamente e, magari, ancor più tutelate di prima».

Dell’intenzione di presentare un ricorso si era parlato in una manifestazione, poi trascesa nei toni, organizzata in piazza del Popolo il 29 ottobre. L’idea, che poi si è concretizzata, era quella di rivolgersi al Tar per bloccare le eventuali restrizioni alla libertà personale e di libero commercio imposte da Palazzo Chigi contro il contagio.

Ricorsi simili, prima ancora che da semplici cittadini, possono prima di tutto essere avanzati da “portatori di interesse” nel contesto dei decreti emessi.

La richiesta da Cesena al Tribunale amministrativo Tar del Lazio, unita a tutte le altre contestualmente depositate nello stesso ricorso, è arrivata da due ristoratori limitati nel proprio lavoro. Raccogliendo l’invito che avevano ricevuto da altri cittadini, si sono fatti promotori in prima persona della contestazione di fronte ai giudici, tramite l’avvocato Riccardo Luzi.

L’intento del ricorso è quello di fermare gli effetti del Dpcm, ritenuti eccessivamente limitanti della libertà se confrontati con i benefici che possano avere sulla pandemia e sulle infezioni da coronavirus.

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1 commento

  1. Loro rivendicano la libertà di disubbidire la legge. Io vorrei avere il diritto di conoscere i loro nomi o almeno i loro ristoranti per essere libero di NON andarci e boicottare LORO in libertà…

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