CESENA. Parte da Cesena una nuova celebrazione artistica di Federico Fellini, che si aggiunge alle molte dediche di questo centenario (1920-2020) della nascita. Oggi alle 17 in galleria Il Vicolo Arte di contrada Chiaramonti, inaugura la mostra 100% Federico Fellini esposta fino al 19 settembre. Curata da Marisa Zattini e Augusto Pompili, è il terzo capitolo di un progetto espositivo partito nel 2017 e dedicato al «più grande artista visivo del Novecento” come lo definì lo storico dell’arte Francesco Arcangeli al giovane studente Gianfranco Angelucci, che sarebbe divenuto sceneggiatore del regista. È una collettiva che conclude un lungo progetto in tre edizioni partito nel 2017. Oggi in mostra undici artisti, in gran parte con un piede in Romagna, o per nascita o per attuale residenza, per altrettante opere che ripensano al celebre maestro come se continuasse a vivere d’arte in questo tempo. Le opere sono di Gesine Arps, Rosetta Berardi, Matteo Bosi, Pier Giovanni Bubani, Mirco Denicolò, Giancarlo Lepore, Giovanni Lombardini, Stefano Mercatali, Felice Nittolo, Fiorenza Pancino, Patrizia Taddei. Questi undici sono l’ultima tranche dei 33 artisti che hanno dato vita a tre mostre dedicate. Dopo aver celebrato Tonino Guerra nel 2010, per i 90 anni del poeta sceneggiatore, Marisa Zattini affronta di nuovo il cinema nell’arte.
Zattini, come è stato pensato questo progetto del centenario felliniano?
«Nel 2016 dedicammo a Fellini un numero monografico della rivista Graphie, vi documentammo gli interventi del convegno riminese sul film “Casanova” a 40 anni dall’uscita. Fra i contributi di quel numero 81 anche lettere di Tonino Guerra, e un’intervista di mia figlia Andrea (architetta che lavora in Giappone per l’archistar Kengo Kuma ndr) allo scenografo Dante Ferretti. A Cesena si inaugurarono poi le due precedenti edizioni della mostra “100% Federico Fellini”, ognuna con undici artisti. L’11 si rifà alla mia passione per la Numerologia, rappresenta l’inizio della seconda decade e dunque una ripartenza, e gioca qui con il 100 del centenario che identifica anche un’opera di 100 X 100 centimetri richiesta ai protagonisti. Non abbiamo coinvolto solo artisti visivi e fotografi, anche poeti e scrittori per uno sguardo totale sul mondo del nostro Fellini».
Cosa penserebbe il regista di questi interpreti del suo mondo?
«Credo che il corpus di opere gli piacerebbe; tutti si lasciano andare a una visione che, dal realismo visionario storicizzato dei famosi film, spazia liberamente e si innesta in questo nostro tempo. Come fa il cesenate Matteo Bosi che interviene su una foto del fotografo Paul Ronald, o Pier Giovanni Bubani di Bagnacavallo che gioca sulla bugia verità del circo; c’è la visione onirica di Giovanni Lombardini di Mulazzano di Coriano che allude al Rex attraverso l’immagine di un iceberg notturno, e accompagna con una frase immaginaria in dialetto. L’abile Mirco Denicolò di Cattolica ispirandosi a “La voce della luna” ha disegnato con penne a sfera 13 vasi da farmacia immaginando di intrappolarvi “le voci dei pozzi”. Mentre Rosetta Berardi di Catania reinterpreta lo stesso film con una tela surreale di alberi spettrali e una luna «che incombe per essere ascoltata».
Lei è architetta, artista, editore, come le è nata la passione per il cinema?
«Fu per una infatuazione personale dei film di Pier Paolo Pasolini, al punto che da universitaria sostenni anche un esame sulle sue scenografie. Mi recai a Roma da Dante Ferretti che mi donò fotografie di back stage dei film di Pasolini. All’epoca volevo diventare anch’io scenografa».
Come riuscì, giovane studentessa, a coinvolgere Dante Ferretti?
«Ero la morosa di Pietro Brambilla attore anche di film di Pupi Avati e nipote di Ugo Tognazzi. Per tre anni vissi il cinema “da dentro”, a contatto con attori e personaggi famosi, ospite della casa di Torvaianica dove Tognazzi si divertiva a cucinare. Proprio a lui chiesi come contattare Ferretti».
Con quale criterio ha scelto i 33 artisti di “100% Federico Fellini?”
«In base alla stima e alla capacità di essere vicini visionariamente al mondo felliniano. E poi diversi fra loro; ricordo nella 2ª edizione Gilberto Cappelli musicista e compositore sette volte alla Biennale di Venezia, genio sconosciuto di Predappio. Ho coinvolto ai testi Gianfranco Angelucci amico e aiuto regista di Fellini, e poeti come Luigi Benini Sforza, Nevio Spadoni, Gian Ruggero Manzoni».
Quale contributo possono aggiungere su questo maestro mondiale, che non è stato ancora detto?
«Sono fissata sul contemporaneo; mi piace ricordare ovviamente il tesoro di Federico Fellini, il suo libro dei sogni, i suoi film. Desidero però riattualizzarne la figura con una partecipazione diretta dell’oggi; non possiamo limitarci a storicizzare il passato; Fellini diceva di sé: io sono due occhi aperti sul mondo. Ciò significa che lui può essere un bacino inesauribile di visioni interdisciplinari. Un artista d’oggi è dunque un innesto che crea una metamorfosi continua, che diventa specchio della nostra contemporaneità».
Quale futuro per queste 33 opere?
«Chiederò alla città di Rimini di riunirle in mostra nel 2021. Mi auguro possano essere acquisite per un futuro museo di arte contemporanea permanente dedicato a Federico Fellini. Non sono i nomi dei musei internazionali ma hanno dignità, bravura e diritto di appartenenza a una terra».

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