Analisi e strategie tra Covid, guerra e fondi del Pnrr

All’indomani di una pandemia, nel periodo in cui migliaia di bisognosi giungono per una guerra in Europa, mentre il Vecchio Continente cerca di risorgere e ridisegnare il proprio modello keynesiano. Antonio Buzzi assume la presidenza di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna in questa fase “delicata e decisiva”, come la definisce lui stesso. E la manterrà per i prossimi quattro anni, grazie al voto unanime dei delegati intervenuti nella recente assemblea dell’organizzazione cooperativa. Consapevole che la cooperazione sociale gestisce il 70% dei servizi alla persona dell’Emilia-Romagna, dove Confcooperative associa infatti 460 cooperative sociali, che occupano 29.917 persone (74% a tempo indeterminato, per il 66% donne e con quasi 11.000 lavoratori svantaggiati), con 23.947 soci (rappresentano il 55% dei lavoratori) e un volume d’affari sviluppato di 1 miliardo e 67 milioni di euro.

Buzzi, il fenomeno del Covid ha visto, per la prima volta dal suo inizio, assumere una fisionomia per cui la mortalità generale degli scorsi tre mesi è stata, in Romagna, in linea con quella del 2019. La convivenza con la pandemia è realtà. Come incide questo aspetto sul welfare?

«Non siamo ancora usciti dalla fase pandemica, ma dobbiamo riuscire a chiudere la fase di emergenza. Quanto è accaduto però deve insegnarci a rivedere il sistema dei servizi, variando la modalità di erogarli».

Sotto quale punto di vista?

«Quella privazione delle relazioni interpersonali deve spingerci a proteggere sotto questo profilo soprattutto due categorie: anziani e bambini. Il sistema si è potuto prodigare nel tutelare la loro salute, non la loro anima. Ora, con Pnrr, gli Enti locali sono impegnati a comporre una revisione del sistema, sul quale siamo aperti a una coprogrammazione».

Su quali aspetti volete incidere?

«La grande direttrice è la vicinanza alle persone, il sostegno alle famiglie. L’offerta di assistenza domiciliare per le persone non-autosufficienti è centrale, per dilatare le tempistiche dell’istituzionalizzazione di un allontanamento dalla casa di residenza. La struttura può essere vista come un aiuto, un sollievo per famiglie e care-giver. Con l’aiuto a casa che deve vedere parte sanitaria e sociale integrate. Telemedicina e intelligenza artificiale possono aiutare molto nel raggiungimento dell’obiettivo di una assistenza h24. Noi ci sentiamo pronti a questa scommessa: possiamo attrarre fondi europei presentando progetti di innovazione, digitalizzazione e investimenti tecnologici».

Nella variazione di modello sarà importante anche la riforma dell’accreditamento…

«Sì, e dal mio punto di vista dovrà proprio muoversi in questo senso, quello della vicinanza del servizio alle persone. Inoltre sarà decisivo innalzare il livello d’attenzione verso le cooperative sociali di tipo B impegnate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate».

Tante rivoluzioni da praticare, mentre però in Europa si respirano venti di guerra.

«La guerra in Ucraina ci sconvolge, mai il conflitto mondiale ci è stato così vicino. Noi saremo in prima linea nell’accoglienza, come sempre».

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