Amicizia e nazismo: Rosario Tedesco, “Destinatario sconosciuto” al Bonci

La Settimana della Memoria cesenate invita a scoprire “Destinatario sconosciuto” questa sera dalle 21, al teatro Bonci in collaborazione con Ert e conservatorio Maderna. Sin dal debutto nel 2017, questa pièce è un piccolo “hit” per raccontare l’ascesa del nazismo e il clima razzista in cui è maturato il genocidio ebreo. Avviene attraverso il racconto epistolare del romanzo omonimo della scrittrice statunitense Katherine Kressmann-Taylor (1903-1996) uscito in America nel 1938, tradotto in 20 lingue, ripubblicato in Italia da BUR nel 2013.
Adattato teatralmente dall’attore e regista Rosario Tedesco (scuola di Luca Ronconi a Torino, attore per Antonio Latella), coinvolge sul palco anche il collega Nicola Bortolotti, stessa scuola ronconiana, collaborazione con Claudio Longhi. “Destinatario sconosciuto” si completa con la presenza di un coro che esegue tre brani. Coro che attinge ogni volta dal territorio in cui la pièce va in scena; al Bonci si ascolta un ensemble di nove voci femminili, classe di Canto del conservatorio “Bruno Maderna” preparate da Alda Caiello, accompagnate al pianoforte da Francesco Triossi.
Cosa racconta Tedesco questa storia epistolare?
«È il romanzo per corrispondenza di due amici, l’uno ebreo, l’altro tedesco, mercanti d’arte che vivono negli Stati Uniti. Le lettere vanno dal novembre ’32 al marzo ’34. L’uno torna in Germania, l’ebreo rimane in Usa. “Amo la Germania ma questo Hitler, che mi dici?” gli domanda l’ebreo. “Non mi piace però – risponde il tedesco – la Germania ha perso la guerra, mi sono iscritto al partito perché può tornarci utile”. Poi aggiunge: “Non mi scrivere più perché ti ho voluto bene non perché fossi un ebreo ma nonostante tu lo fossi”. L’amicizia si rompe ma i due continuano a scriversi; l’ebreo gli chiederà protezione per la sorella in Germania, il tedesco la lascerà morire per mano delle Sa poi Ss. L’ex amico insiste, quasi a vendicarsi, chiedendo al tedesco riproduzioni di opere di Kandinsky, Vermeer, Picasso, fino al ritorno dell’ultima lettera con scritto “destinatario sconosciuto”».
Perché questo progetto?
«Mi ha affascinato l’idea che attraverso la storia di un’amicizia si raccontasse l’ascesa del nazismo in Germania, e come un uomo diventi preda del nazional socialismo. Le lettere dell’autrice sono tutte datate; durante il racconto elimino la data, l’effetto è che sembrano scritte oggi».
Al romanzo epistolare aggiunge coro e musica, perché?
«Ho sentito che la chiave per raccontare questa storia era la musica, in grado a sua volta di raccontare. Ho scelto tre brani: “Bona nox” di Mozart scanzonato, goliardico, scurrile, per due amici veri. Segue “AniMa’Amin” tradizionale ebraico, quindi la ninna nanna “Wiegala” della cecoslovacca Ilse Weber morta nelle camere a gas ad Auschwitz da volontaria. Coinvolgere ogni volta cori, significa condividere il progetto con la comunità ospitante, per relazionarsi con la Storia che ci riguarda tutti. Quella con il conservatorio Maderna è una collaborazione prestigiosa».
Perché come attore e regista si dedica a un teatro di storia?
«Perché mi sono reso conto che se il passato è uno strappo, solo se ti ci metti dentro puoi ricucire quella ferita e capire chi sei. Non basta ricordare “il misero orgoglio di un tempo che fu” (Manzoni, Adelchi, ndr), ci vuole studio e condivisione. Non serve “attualizzare” storie, nel momento in cui le racconti parlano già di te; il senso del teatro è la ripetizione, solo se la ripeto, capisco la storia».
Gratuito con prenotazione: info@teatrobonci.it

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