America Graffiti di Rimini «Non ci arrendiamo. Vogliamo riaprire»

RIMINI. Restituzione dell’azienda disposta dal Tribunale: dietro alla chiusura improvvisa dell’America Graffiti, il “braccio di ferro” tra i concessionari dell’area demaniale e i gestori del locale. Secondo la ricostruzione di “Nettuno 2010”, la società incaricata della gestione del locale, a domandare al Tribunale di Rimini la restituzione dell’azienda sono stati proprio i concessionari dell’area di spiaggia su cui si trova lo stabile del ristorante. Secondo i soci della Nettuno 2010, i concessionari (che si occupano anche della spiaggia retrostante e di un chiosco) si sarebbero rivolti al giudice per rifarsi della mancata corresponsione del canone di locazione dovuto dai gestori. I gestori, però, spiegano di essere stati «costretti a interrompere il pagamento» in quanto chiamati «dall’Agenzia delle entrate» a far fronte alle spese per il «canone demaniale che non è mai stato riversato (se non in minima parte e solo per alcuni anni) al Demanio» da parte dei concessionari.

Allo stato dei fatti, e quindi guardando in faccia la chiusura dell’America Graffiti, i membri della Nettuno 2010 dichiarano di «continuare a lottare, in ogni sede e grado di giudizio, per garantire la continuità lavorativa agli oltre venti dipendenti e per tutelare i nostri ingenti investimenti».

Lo stop inatteso

Quella dell’America Graffiti, è stata una chiusura improvvisa, comunicata lo scorso mercoledì come un fulmine a ciel sereno agli stessi gestori e dipendenti. È la stessa società Nettuno 2010, quella che dieci anni fa «chiuse un importante accordo commerciale con Renata Cabrini per la rinascita dello storico locale Nettuno», che spiega infatti come «il Tribunale di Rimini, inaspettatamente, provvisoriamente, ha disposto la restituzione dell’azienda». Di fatto, quindi, la Nettuno 2010 si è trovata a dover abbassare la saracinesca del ristorante, restituendo l’attività ai concessionari, e lasciando a casa i 22 dipendenti che fino a due giorni fa lavoravano come cuochi e camerieri. Secondo la ricostruzione della vicenda fatta dei membri della società gestrice, a monte del provvedimento del Tribunale, c’è l’azione dei concessionari, che, scrivono dalla Nettuno 2010, «a più riprese, hanno chiesto al Tribunale di Rimini la concessione di un sequestro giudiziario che veniva respinto, di un sequestro conservativo, che veniva respinto, di un’ingiunzione di pagamento, ancora respinta, e un provvedimento d’urgenza per la riconsegna dell’azienda, parimenti respinta». «Gli stessi – continuano dalla Nettuno 2010, riferendosi ai figli di Cabrini – impugnarono solo il provvedimento d’urgenza», poi accolto dal Tribunale.

“Non molliamo”

A spingere i concessionari ad andare al giudice, secondo la Nettuno 2010, è stato il mancato incasso dell’affitto. «Noi abbiamo onorato ogni impegno – scrivono però i gestori – ma il canone demaniale corrisposto ai figli non è mai stato riversato al Demanio. Fino al punto che l’Agenzia dell’Entrate, nell’estate del 2018, è intervenuta chiedendo direttamente a noi di pagare il canone che avrebbero dovuto pagare i titolari della concessione demaniale». «Siamo stati dunque costretti – continuano – nostro malgrado, a interrompere un pagamento fino a quel momento versato regolarmente entro il giorno 10 di ogni mese». Così, in attesa del pronunciamento definitivo del Tribunale, «22 dipendenti, che in estate diventano 40 – concludono da Nettuno 2010 – sono a casa». I gestori, però, non hanno intenzione di arrendersi: «Continueremo a batterci per continuare a dare vita al Nettuno».

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