Forlì, ambiente da premio nei documentari di Cesare Maglioni

Come regista ha conquistato spazi e attenzioni da quando si è dedicato ai problemi dell’ambiente. Il forlivese Cesare Maglioni risiede nei Paesi Baschi da dove prosegue la sua battaglia in difesa di queste tematiche con documentari di successo come Crisis che ha vinto a marzo 2022 la rassegna del XII concorso per audiovisivi organizzato a Bilbao dall’Unesco ed è poi entrato nella selezione ufficiale del film etnografico di Helsinki. In precedenza lo scorso novembre con “22 of Aprile” era stato premiato in Andalusia nella rassegna Carlos Bardem. Mentre con “La Plastikeria” era giunto secondo al festival dell’Ecologia a Metz. E sono solo i successi più recenti.

Cesare Maglioni, da quando si occupa di ecologia?

«Questo tema è sempre stato dentro di me, però ho preso coscienza del problema iniziando ad occuparmene solo nel 2014. Da allora è un pallino fisso. Ci sono anche altre battaglie che ho voglia di combattere, però questa è la principale e sempre torna fuori».

Cosa l’ha spinta ad affrontare queste problematiche?

«Da quando sono nato i miei genitori mi hanno sempre lasciato giocare libero nella natura, in montagna come al mare. Con i miei amici a Premilcuore, d’estate e d’inverno, scivolavamo fuori di casa e stavamo in giro per i colli della valle, il fiume. Credo che sia questo il motore che per anni è rimasto silenzioso e mai spento dentro di me».

Nei documentari quali temi approfondisce?

«Per il momento ho fatto nove cortometraggi miei, la maggior parte su temi ambientali. Il tema globale fisso in cui lavoro è quello dei diritti umani, di cui anche la protezione del medio ambiente fa parte. Che cosa cerco di raccontare? Negli anni e dopo tanto studiare, mi sono reso conto che purtroppo, molte cose non si sanno, molti problemi non si conoscono e il grande pubblico, il cittadino, ignora, senza giudizio o malvagità, lo stato realmente problematico e disastroso di molte tematiche ambientali, come la biodiversità, l’inquinamento, il cambio climatico».

Perché raccontare queste tematiche con i video?

«Oggigiorno il video e la fotografia sono dappertutto. Il modo più rapido ed efficace è colpire diritto al cuore, emozionare, far arrivare il messaggio all’anima. A quel punto non c’è più bisogno di “capire”, entrano in gioco l’istinto e l’emozione, e il cambio di paradigma è più facile da raggiungere».

Qual è l’emergenza ambientale più concreta oggi?

«L’emergenza ambientale più concreta e difficile da risolvere oggi si chiama capitalismo. Il nostro sistema di vita su questo pianeta non è per niente sostenibile. E non parlo solo dei magnati ricchi, parlo del modus vivendi. Un solo pianeta non ci basta e lo stiamo “divorando” poco a poco e tutti i problemi ambientali sono dovuti e legati intrinsecamente a questo modello di vita consumista e insostenibile. La biodiversità è in grande declino a causa dell’inquinamento e all’occupazione di terre e mari per l’uso umano, il cambio climatico è dovuto essenzialmente all’attività (consumista) dell’essere umano, gli oceani si riempiono di inquinanti chimici e di immondizia dovuto al troppo consumo umano, le foreste bruciano principalmente a causa dell’uomo, la fauna selvaggia marina e terrestre è in declino non solo come specie e come “quantità” a livello globale. Non c’è un problema meno serio di un altro. Però c’è una e una sola causa».

Che studi ha fatto?

«Sono Ingegnere, con Dottorato, e prima di esso, onorevole perito meccanico, professione che non ho mai esercitato. Dopo aver lavorato al Cern a Ginevra su acceleratori di particelle nell’ambito dell’ingegneria termica, in criogenia (temperature prossime allo zero assoluto) e in applicazioni di resistenza al fascio di particelle ad alte temperature sono diventato fotografo e realizzatore di documentari e video, professioni per cui non ho nessun tipo di studio o titolo. Però mi piace, e la gente gradisce ciò che faccio».

Ha scelto di vivere a San Sebastian nei Paesi Baschi per quale motivo?

«Sono surfista e mi piace la montagna, qui ho accesso facilmente a entrambi, in più la vita sociale e lo spirito della gente di questi luoghi mi piace molto e mi sento a casa».

Greta Thunberg per Lei cosa rappresenta?

«Greta per me e per tanti giovani nel mondo rappresenta la speranza, una scintilla che speriamo accenda il motore del cambiamento».

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