Amazon: “Ai dipendenti 1300 euro al mese di base ma anche bonus”

«Salari competitivi, benefit e ottime opportunità di crescita professionale, il tutto all’interno di un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo». Dopo la bufera divampata sullo sciopero che ha coinvolto lavoratori e fornitori di Amazon, è il colosso a rispondere snocciolando cifre e ribattendo alle critiche ricevute: «Rispettiamo il diritto di ognuno ad esprimere la propria posizione. Il tasso di adesione allo sciopero in Amazon è stato comunque inferiore al 10%, mentre quello dei fornitori dei servizi sul 20%», sottolineano. Riguardo allo spinoso capitolo “salari e contratti”, si fa presente subito che «lo stipendio netto è variabile, con una tassazione che dipende da vari fattori, come il comune di residenza o la regione». Ma in genere «parliamo di base di oltre 1300 euro netti, escluse maggiorazioni, tipo lavoro notturno o serale e straordinari, che sono sempre pagati». Tradotto: i dipendenti sono assunti dunque con un salario d’ingresso «di 1.550 euro lordi al mese, se a tempo pieno. Con un pacchetto di benefit, come sconti sul sito e assicurazione contro gli infortuni». I corrieri invece partono «da 1.644 euro lordi al mese, se a tempo pieno, oltre a 300 euro netti mensili come indennità giornaliera».

I benefit e la protezione anti Covid

Sul versante economico, da Amazon segnalano anche dei «bonus» e si puntualizza che nel 2020 «è stato erogato uno ai dipendenti del settore logistico e dei fornitori terzi per il lavoro eccezionale svolto nell’emergenza sanitaria». Con due riconoscimenti una tantum «di 500 euro durante la prima fase e 300 a dicembre, per i dipendenti impiegati a tempo pieno, con un importo riproporzionato se hanno lavorato con part-time». Senza dimenticare la «tutela garantita in pandemia», sostengono sempre da Amazon: «Oltre 150 aggiornamenti di processo nelle attività, con investimenti che, per contrastare la diffusione del Covid, nel 2020 superavano 11.5 miliardi di dollari». Solo in Italia, sono state acquistate «più di 230 milioni di dosi di disinfettante per le mani, 12 milioni di paia di guanti, 9 milioni di mascherine e visiere».

Tecnologie e tempistiche

Per quanto concerne poi l’orario di lavoro, definito nei giorni scorsi da alcuni «superiore alle 9 ore e mezzo», Amazon replica che viene invece stabilito «dal contratto nazionale o da accordi di secondo livello tra sindacati e assoespressi». Poi c’è la questione consegne che secondo le contestazioni dei lavoratori che hanno scioperato andrebbero portate a termine, a tempo record, ogni 3 minuti e mezzo. Dall’azienda non sembrano d’accordo e dicono che «il numero di consegne è assegnato in modo equo, perché si effettui entro l’orario previsto dal contratto». E puntualizzano di contare «su una tecnologia che imposta le rotte, tenendo in considerazione vari fattori, come lo storico delle consegne precedenti ed il traffico». Il numero di pacchi si basa «sulla densità delle aree di consegna». Tradotto ancora: i corrieri effettuano più consegne per ciascuna fermata; ed in caso di contrattempi «si manda un secondo autista in supporto del primo». Ed a chiusura del cerchio il colosso ricorda che è stata data ai dipendenti «la possibilità di effettuare regolarmente, su base volontaria tamponi nasofaringei».

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