Un’altra giornata molto pesante, quella di ieri, sul fronte dell’epidemia nel Ravennate. Non soltanto non si ferma l’aumento dei contagi ma il coronavirus ha ucciso altre due persone alla Cra Boari di Alfonsine.
Visite chiuse alla Baccarini
E si alza l’allerta anche nella residenza per anziani che fu la prima ad essere colpita a primavera: la Baccarini di Russi. Ad annunciarlo è stata la prima cittadina russiana, Valentina Palli. «A causa della positivizzazione di un parente di un ospite, sarà chiuso anche il servizio diurno della residenza per maggiore tutela. Sappiamo che il servizio è fondamentale per le famiglie che ne fanno richiesta, ma in questo momento l’Asp ha deciso in modo condivisibile di assumere l’atteggiamento di maggiore protezione degli ospiti».
Due persone morte alla Boari
Riccardo Graziani, sindaco di Alfonsine, comunica invece i due decessi di Alfonsine alla casa di riposo: «Purtroppo – scrive in serata sul profilo facebook –, mi viene comunicato il decesso in ospedale di ulteriori due ospiti positivi al Covid della Cra Boari. Non è facile rinvenire le parole per esprimere appieno il dispiacere in questi momenti, ma porgo le condoglianze alle famiglie, ribadendo la vicinanza in un frangente così difficile». Gli ospiti, di cui non è stata comunicata l’età, sono un uomo e una donna deceduti tra domenica e lunedì. Sale così ad 11 il bilancio, già pesante, dei decessi alla casa di riposo di Alfonsine.
In 12 in terapia intensiva
Peggiora anche uno degli indicatori più importanti per capire la saturazione degli ospedali: quello delle terapie intensive. I pazienti Covid ricoverati in questa situazione passano da 9 a 12, il dato più alto di questa seconda ondata. Un terzo delle persone ricoverate in terapia intensiva in Romagna (36 in tutto) è ricoverato nel Ravennate dove ieri sono stati accertati altri 173 casi: si tratta di 94 maschi e 79 femmine. Una buona parte di essi ha sintomi, solo 75 ne sono privi. La maggior parte è in isolamento domiciliare mentre i ricoverati sono 3. Nel dettaglio, 75 pazienti sono stati individuati tramite contact tracing, 64 per sintomi, 6 per test ricovero, 8 per test di categoria, 19 per tampone volontario e 1 per rientro dal Senegal. Non sono state comunicate guarigioni, mentre sale a 4.173 il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia.
Allerta rossa
E l’impennata di casi fa scattare l’allerta rossa per gli ospedali romagnoli. Dopo alcuni giorni in fase arancione, quella di gravità intermedia, il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, ha ufficializzato il passaggio alla fase «di massima allerta», precisa, quella in cui l’azienda sanitaria può disporre modifiche all’attività ordinaria. Per far fronte al crescere dei contagi e quindi dei ricoveri nei reparti Covid, che al momento, come afferma Carradori, sono 461 in tutta la Romagna, l’azienda sanitaria si troverà costretta a «operare graduali riduzioni all’attività ospedaliera, a partire dalle operazioni chirurgiche a bassa priorità, che potranno essere rinviate». Lo ha messo in chiaro ieri durante il vertice che si è tenuto in Prefettura a Rimini con il sindaco Andrea Gnassi, il presidente della provincia Riziero Santi e le forze dell’ordine, insieme ai segretari di Stato di San Marino alla Sanità e agli Esteri, Roberto Ciavatta e Luca Beccari, in cui è stata delineata la serietà della situazione, in relazione proprio alla gestione ospedaliera. Non si tratta di riconversioni di reparti, ma di «destinare il personale ospedaliero impiegato in altri ambiti ai reparti Covid, riducendo quindi inevitabilmente l’attività ordinaria programmata». I posti letto, infatti, assicura Carradori, «ci sono», ma con una situazione in costante evoluzione «è necessario che i cittadini adottino comportamenti più rigorosi, limitando al massimo le occasioni di socialità, perché è solo evitando che i numeri crescano che si può fare in modo di contenere la riduzione dell’attività ordinaria ospedaliera». La situazione di marzo, tuttavia, sembra al momento scongiurata. «Non stiamo programmando la sospensione di visite, di attività di screening o ambulatoriali – ha spiegato – ed è nelle nostre intenzioni contenere il più possibile questi provvedimenti di riduzione, ma è chiaro che la situazione sta evolvendo».

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