Almanacco Fellini da oggi in vendita col Corriere Romagna

«Uni, due, uni, due.. stupide cretine! Alt! Cos’è questa cosa, propri non sa fare niente, non sa alzare sua gamba, come tutti in Italia del resto…».

L’accento è nordico/germanico, non ci sono dubbi. Il battito di mani militaresco. La gonna sotto il ginocchio e il giaccotto abbottonati danno un tono ridicolmente prussiano alla scena, costruita con in primo piano le gambe scosciate e svolazzanti delle ballerine alla sbarra, in reggiseno e mutandoni, alle prese con scalcinati arabesque: la signora militaresca è Mitzi, la coreografa ungherese.

Franca Valeri nel suo primissimo ruolo cinematografico, in una carriera che al cinema la vide grande protagonista al fianco di Alberto Sordi, Vittorio De Sica, o insieme al marito Vittorio Caprioli.

Le Luci di Franca

In Luci del varietà l’aveva voluta Federico Fellini. E fu tutto magicamente per caso. Primo mezzo film di Fellini: il futuro regista a “tempo pieno” (fino a quel momento era solo un apprezzato sceneggiatore) si ritrova a firmare la regia in coppia con Alberto Lattuada, era il 1950.

In quella pellicola che porta sul grande schermo cinematografico il mondo ormai al tramonto dell’avanspettacolo, brilla dunque anche la stella di Franca Valeri. Fu un ruolo piccolissimo, il suo: una comparsata. Fortissimamente voluta da Fellini, che era amico di Vittorio Caprioli. «Il nostro incontro cinematografico è stato casuale» raccontò alcuni anni fa Franca Valeri in una intervista televisiva. Avvenne dopo che il regista riminese, «sentendomi per caso la sera fare per gli amici il personaggio della coreografa balcanica, “lo voglio, lo voglio” disse».

Ruolo quasi improvvisato

Franca Maria Norsa (questo il vero nome dell’attrice prima di scegliere il cognome d’arte Valeri) non se lo fece evidentemente ripetere due volte: e quel personaggio nato dall’imitazione di una coreografa realmente esistita (per alcuni la torinese Susanna Egri, per altri Gisa Geert, di origini balcaniche), fu inserito nel film: «Lo abbiamo quasi improvvisato, non era previsto» disse ancora Valeri. […]

La partecipazione di Franca Valeri a Luci del varietà appare oggi come una sorta di cameo, in un film dove le protagoniste femminili – Carla Del Poggio, l’ambiziosa aspirante soubrette Liliana, e Giulietta Masina, l’attrice Melina Amour compagna del capocomico Checco Dalmonte/Peppino De Filippo – erano anche le mogli dei registi del film.

Un fiasco commerciale

Il film uscì nel dicembre del 1950 e fu un mezzo fiasco commerciale. L’esperienza dell’auto-produzione messa in piedi da Fellini e Lattuada per poter realizzare la pellicola si rivelò un insuccesso dal punto di vista del botteghino. Fu il fallimento di quella che venne all’epoca battezzata la “cooperativa tra mogli e mariti”.

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