Alle “Scalette” di Cesena restauro anti degrado

CESENA. Un progetto per eliminare il degrado dalle antiche scalette che conducono all’Abbazia del Monte e renderle fruibili in modo sicuro. Ma un progetto che sia di tutti, nel senso che andrebbe finanziato con una raccolta fondi tra i singoli cittadini, e non da qualche sponsor, come una Fondazione o un’impresa. In questo modo si valorizzerebbe la sua natura di luogo che appartiene all’intera comunità cesenate e alla sua storia.

È questo l’auspicio dell’associazione “Benigno Zaccagnini”, che ha presentato in Comune una proposta che va in questa direzione e pare avere trovato una condivisione dell’amministrazione.

Tutto parte dall’esigenza segnalata da anni di «restaurare via delle Scalette, sia per farle riacquistare quella dignità che aveva un tempo, sia per garantire condizioni più sicure per coloro che, numerosi, usano ancora quel percorso per salire alla Basilica o anche solo per fare una passeggiata».

Luogo simbolo anche per il Covid

Ma il sodalizio presieduto da Michelangelo Bucci, che è affiancato tra gli altri da Ercole Acerbi, figura di riferimento della “Zaccagnini”, vuole caricare di un significato speciale quel progetto. Lo fa stimolato anche dall’emergenza coronavirus, che «si iscrive perfettamente fra quei tanti tragici momenti in cui la città alzava gli occhi fiduciosi e riconoscenti al Monte, e pellegrini e fedeli si incamminavano su quel percorso. Il tracciato odierno di via delle Scalette è sicuramente lo stesso seguito ab antico da coloro che volevano arrivare al primitivo cenobio, alla piccola chiesetta che era stata eretta il cima al monte Spaziano, vicino al luogo in cui era stato miracolosamente ritrovato il sarcofago con le spoglie di Mauro, vescovo di Cesena, che ora è assieme a San Giovanni Battista uno dei protettori della città. Quel sentiero partiva dagli orti prossimi alla chiesa di San Michele Arcangelo, dove oggi si trova il giardino pubblico. Ora la geografia dei luoghi è radicalmente cambiata e l’inizio della via delle Scalette è individuabile con qualche difficoltà, fra le costruzioni, villette e condomini, che si accalcano fra via Verdi, via San Benedetto, via Pascoli e il reticolo di strade che coprono quel versante del Monte digradante verso la città. Ma quel percorso, sentiero o mulattiera è seguito da mille anni».

Una lunga storia comunitaria

Tra l’altro – continuano a raccontare dalla “Zaccagnini” – «delle scalette esiste raffigurazione in alcuni degli ex voto conservati in Basilica, particolarmente nelle tavolette 659 e 660, dove viene rappresentato un paesaggio realistico e analitico, in cui si vedono i gradini. E si ritrova anche l’edicola, chiusa oggi da una cancellata, che conserva una pregevole ceramica dell’artista cesenate Giannetto Malmerendi: una Annunciazione, concepita nel laboratorio cementisti degli artigianelli del Lugaresi, e realizzata come ceramica a Faenza. Fra i 690 ex voto conservati in Basilica si trovano anche due tavolette “Cesena liberata dai flagelli della peste” (576) e “Raffigurazione sommaria della città di Cesena- Voto per il terremoto-Sec. XVII (676), che fanno riferimento non a un miracolo riguardante una singola persona o famiglia, ma l’intera comunità. Ci troviamo cioè di fronte a una “memoria” di avvenimenti, come epidemie, terremoti o allagamenti, che riguardano tutta la città». E qui il collegamento con le vicende odierne viene spontaneo.

Ci sono inoltre frammenti di storia più recente, che meritano di essere ricordati: «Il 19 ottobre 1944, giorno precedente alla liberazione di Cesena, i carri armati tedeschi scesi dai Gessi si erano sparsi in città per presidiare i punti strategici. I carri armati inglesi, per sorprendere i tedeschi, non trovarono di meglio che scendere in città, dopo aver percorso in discesa, e averla sconquassata, la stradina delle scalette, che fu devastata, con il fondo e soprattutto i gradini quasi triturati dai pesanti cingoli dei carri. Fu l’amministrazione a impegnarsi nel ripristino».

L’idea del crowdfunding

Con precedenti del genere, l’associazione chiede quindi che la giunta Lattuca lanci una campagna di crowfunding, all’insegna della «partecipazione civica», per raccogliere soldi per recuperare le Scalette. E lo faccia – questo è il secondo invito della “Zaccagnini” – «senza modifiche o abbellimenti con cose nuove da aggiungere», perché sarebbe «uno snaturare, un tradimento storico rispetto a una realtà che è così da centinaia di anni».

Una mobilitazione in cui ogni cittadino contribuisca anche con solo 1 euro – conclude il sodalizio – diventerebbe «un momento in cui la città, in una situazione tanto difficile come quella che stiamo attraversando, rinsalderebbe il suo essere comunità e il suo rapporto con la “nostra” Madonna del Monte».

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