Allarme gioco d’azzardo: troppi anziani riccionesi perdono tutto

«Gioco d’azzardo, a cadere nel tunnel sono soprattutto gli anziani ed il dato è in costante aumento». A segnalarlo è la dottoressa Elisa Zamagni, dirigente psicologa e psicoterapeuta Unità operativa Dipendenze patologiche dell’Ausl sede di Riccione. Che precisa: «Di solito la crisi arriva con il pensionamento, quando ci si ritrova a reinventarsi una nuova vita a ritmi blandi e rallentati. Tra le preferenze rientrano i Gratta e vinci, ma anche il Lotto e c’è chi si gioca fino all’ultimo soldo della pensione, finendo a pranzare alla Caritas, dopo aver venduto la casa per pagare i debiti». Un problema, quello degli insospettabili nonnini rosicchiano pensione e risparmi per tentare la dea bendata, già sotto la lente di Social space, lo sportello della Perla, che sarà inaugurato alle 14,30 del 25 settembre, in via Mantova 6. «Infatti – tira e somme Zamagni – uno scopo del nostro progetto è diffondere informazione sul territorio, promuovendo in rete sinergie con altre associazioni come i centri anziani o quelli dedicati alla cura del Parkinson, patologia dove i malati hanno facilità a incorrere in comportamenti additivi». Tant’è che il Distretto di Riccione nel contrasto al gioco d’azzardo prevede azioni di formazione a favore anche di chi ha i capelli d’argento. In che modo? «Con la Peer education – spiega – ovvero l’educazione tra pari, in modo da preparare chi dovrà poi a sua volta formare altri coetanei». In generale scendendo nei dettagli il target delle ludopatie interessa gli «adulti sui 50 anni, mentre per i giovani, al di là dell’età, il rischio maggiore è rappresentato dalle scommesse sportive online. Perché il risultato legato all’azzardo del tipo “a quale minuto verrà segnato il primo goal” calamita il loro interesse». Così «per aiutarli daremo il via a laboratori anche attraverso l’uso dei videogiochi. Divertirsi con la PlayStation nei nostri spazi serve infatti a prendere consapevolezza dei meccanismi di base, cominciando ad usarla in modo funzionale». E a chi dovesse storcere il naso precisa che la «tecnologia non va demonizzata. Bisogna solo insegnare a non abusarne». Ecco perché «recandoci nelle scuole collaboriamo con i genitori dei più piccoli». Intanto la certezza è che «chi era vulnerabile dopo la pandemia lo è diventato anche di più». Quella delle ludopatie del resto è una «tematica sommersa, quindi lo sportello vuole fungere da facilitatore, in quanto ambiente non stigmatizzante ma pronto ad accogliere. Che offrirà anche consulenze legali grazie all’avvocato penalista Giordana Pasini, oltre al supporto psicologico della dottoressa Chiara Pracucci. Quindi “Social space” sarà usato in modo biunivoco, dando accesso ad un pacchetto di aiuti a disposizione anche dei familiari di chi ha dipendenze». Le donne? «Spesso cominciano a giocare dopo una depressione, raggiunta un’età matura. L’azzardo le distoglie dalle ansie ma la gravità della dipendenza per loro – conclude – procede molto più velocemente che per i coetanei maschi».

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