Aligi Sassu a Bagnacavallo. Intervista alle curatrici della mostra

Per comprendere «la matta bestialità da sempre latente nell’uomo» è necessario compiere un’ascesi, calarsi, diceva Aligi Sassu nella “carne viva” della vita, del proprio tempo, della storia.

Come nelle tavole ora esposte nella mostra Come una fiamma bruciante. La Commedia di Dante secondo Aligi Sassu, aperta fino al 9 gennaio al Museo civico delle Cappuccine (via Vittorio Veneto 1/a) a cura di Patrizia Foglia e Martina Elisa Piacente, con il contributo di Domenico De Martino e Carlos Julio Sassu Suarez.

L’esposizione è promossa da Comune, Museo Civico delle Cappuccine e Archivio Aligi Sassu, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Ravenna.

Tra il 1981 e il 1986 il pittore milanese (1912-2000) realizzò nel corso di quei sei anni «di elaborazione febbrile, di riflessioni, di letture, di pensieri fissi», centotredici tavole ad acrilico per un’edizione pregiata di grande formato, che per contro non venne mai compiuta.

«È stata per me – scrisse nel 1987 nel suo testo (in catalogo) “La mia Divina Commedia” – una fiamma bruciante, una lettura, una partecipazione vissuta che ho coltivato per tante stagioni, qualcosa che è divenuto specchio della mia anima e del mio lavoro per anni».

Piacente, perché questo percorso di Sassu nella Commedia si connota per la forte carica emotiva, il rosso vivo, la forza del colore…

«Nell’approcciarsi alla Commedia, Aligi Sassu ha rivolto la propria attenzione, più che alle azioni del racconto, a tutta quella selva di emozioni che anima il Poema. Per dare una figurazione visiva ad atmosfere e sentimenti delle anime in pena o beate, ecco che Sassu ricorre alla potenza universale del colore, capace di parlare direttamente all’anima dell’osservatore. Le sinfonie cromatiche che Sassu crea hanno inoltre la funzione di tradurre visivamente un elemento sostanziale del testo, e cioè quello della musicalità delle terzine».

In che modo operò una sorta di trasposizione, una riscrittura del testo letterario sentendolo vicino alla propria esperienza espressiva?

«Il ritmo e i suoni ora dolci ora aspri delle rime sono elementi che difficilmente possono essere resi in pittura, ma Sassu riesce a trovare un “correlativo oggettivo” nell’utilizzo del colore. Musica e cromie colpiscono entrambe le corde emozionali dell’animo umano e così facendo fanno sorgere la percezione della Poesia. In tante tavole fanno incursione i soggetti prediletti da Sassu: i cavalli, simbolo per eccellenza dell’artista e rivelatori della sua passione per Delacroix, il mito, che ha accompagnato il pittore sin dalla produzione pittorica degli anni Trenta, i paesaggi mediterranei della sua amata Mallorca, che nella suite diventano immagine del Paradiso Terrestre».

Foglia, perché questo stretto dialogo tra espressività e introspezione appare quindi: «una sorta di eredità etica ed estetica»?

«Sassu trova la propria personale, intima risposta agli arcani interrogativi appellandosi all’etica dell’uomo. È nella sensibilità umana, nella passione, nell’animo più autentico che l’artista trova la risposta al senso della vita. Una risposta che è profondamente coerente con il suo intero percorso, che ebbe come punto focale l’uomo e la sua anima. Dagli “Uomini Rossi” ai “Caffè”, dagli “Argonauti” alle “Maison Tellier” l’attenzione dell’artista è sempre rivolta a far emergere attraverso il colore le verità del singolo e la sua anima autentica. Attenzione che arriva al suo apice nella Commedia intesa come poema umano».

In che modo la sua “Commedia” fu anche un viaggio nella storia del Novecento?

«Se ripercorriamo la vicenda biografica di Aligi Sassu possiamo ben comprendere come alcuni momenti significativi della sua esperienza personale si intreccino con le tappe più crude e dolorose del secolo scorso. Sassu è stato un oppositore del regime fascista e come tale ha subìto il carcere, condannato dal Tribunale Speciale a 10 anni, poi a seguito della grazia scarcerato dopo 18 mesi, e una sorta di daspo con il divieto di esporre in pubblico le sue opere. La fede nell’uomo, che Sassu più volte afferma essere l’elemento fondante della sua ricerca artistica, gli viene proprio dall’aver sperimentato sulla propria pelle le atrocità che proprio l’uomo può compiere contro i suoi simili. Il viaggio verso l’Eterno compiuto da Dante si sviluppa come una lenta appropriazione di sé, una ricerca di risposte davanti al quesito che ognuno di noi si pone, del perché del dolore e della crudeltà. A questo quesito Sassu cerca di dare voce, lui che fu come Dante “testimone e vittima del suo tempo”».

La mostra resterà aperta fino al 9 gennaio. Domenica 5 dicembre, alle 17, incontro dal titolo Sassu. Un disegno “militante”: insieme a Patrizia Foglia, cocuratrice della mostra, Luca Pietro Nicoletti e Valentina Raimondo.

Info: 0545280911

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui