Alfonsine, la celebrazione della battaglia del Senio

Alfonsine
  • 10 aprile 2026

Erano le 5.25 del 10 aprile 1945 quando Alfonsine, stremata dalla battaglia del Senio, venne liberata dal Gruppo di Combattimento ‘Cremona’ insieme ai partigiani che avevano liberato Ravenna. Finì così la lunga occupazione nazifascista che portò fame, morte - 380 le vittime civili- e distruzione.

Ottantuno anni dopo la città ha celebrato la Liberazione con una cerimonia che dal Sacrario dei Caduti a Camerlona si conclude in piazza Gramsci. Tra le iniziative anche la mostra al Museo della Battaglia del Senio “Italia 1946. L’alba della Repubblica” a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e l’Età Contemporanea di Ravenna.

Il cammino di Alfonsine verso la Liberazione

Dopo i mesi del freddo, della fame, delle piogge e dei campi minati e allagati, dei bombardamenti e della distruzione (la guerra ha spostato Alfonsine da un lato all’altro del fiume e sarà ricostruita alla sinistra del Senio), la mattina del 10 aprile 1945, a seguito della battaglia del Senio, ultima grande battaglia della campagna d’Italia, Alfonsine viene liberata: in prima fila, oltre ai militari alleati e ai partigiani, gli uomini del Gruppo di Combattimento ‘Cremona’, formato per più di metà da ex partigiani dell’Umbria, della Toscana, delle Marche, che una volta liberi si erano arruolati volontari. Erano i soldati con il fazzoletto rosso al collo.

Dalla Resistenza alle resistenze

Per Alfonsine, medaglia d’argento al Valor civile e medaglia d’argento al Valor militare, il 10 aprile è da allora giorno di festa. Da qualche anno, poi, l’Amministrazione ha scelto di collegare il ricordo della Resistenza antifascista alla conoscenza di nuove Resistenze. Così in questi anni sul palco delle celebrazioni si sono avvicendate figure come i ragazzi di Libera Terra, Francesco Forgione e Rosy Bindi, entrambi in qualità di presidenti della commissione parlamentare antimafia, Rita Borsellino, Nando Dalla Chiesa, Claudio Fava, la Fondazione Impastato, Margherita Asta, a portare memoria delle vittime innocenti nella guerra di mafia ed altri rappresentanti dell’impegno a sostegno della Costituzione e della legalità, Bernard Dika, Alfiere della Repubblica, come esempio di cittadinanza attiva.

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