Alessandro Squarzi, influencer per caso

È un influencer per caso, l’imprenditore della moda Alessandro Squarzi. Un uomo che si è fatto da solo. I suoi inizi professionali si sono compiuti a Forlì, dove nel 1992 lavorava in un negozio di abbigliamento come commesso, poi ha aperto il suo primo showroom a Milano, è stato tra i soci fondatori del marchio Dondup. Oggi conta 244mila follower su Instagram, dove condivide le sue passioni per lo stile – è un collezionista di vintage e possiede un archivio di 6mila capi – e ama tutto quello che ha una storia da raccontare.

Squarzi, lei è un baby boomer, classe 1965, ed è considerato un influencer. Come le è saltato in mente?

«In realtà è nato tutto per caso quando sono stato fotografato da Scott Schuman, primo fotografo street style tra i più famosi nel mondo, circa dieci anni fa. Ero a New York, mi fece una foto e mi disse: “Hai un profilo che ti taggo?”, così ho aperto il mio account su Instagram. Ai miei follower piace che io comunichi con loro in modo naturale, spontaneo. Non c’è nulla di programmato o di costruito in quello che condivido, i miei umori, i pensieri. Con fierezza dico che il mio profilo è emozionale e vero».

“Esquire” Uk l’ha eletta uomo più elegante al mondo…

«Sì, e pensi, mio padre faceva il macellaio, il suo lavoro con la moda non c’entrava nulla, eppure era di un’eleganza spaventosa, e questo senso dello stile mi è stato trasmesso da lui. Non sto parlando di eleganza regale, studiata, costruita. Mi riferisco a qualcosa che è dentro all’approccio che si ha con le persone. L’eleganza è educazione».

Macro influencer con 243mila follower su Instagram. Come gestisce le relazioni sui social?

«Sono estremamente educato, rispondo a tutti. Gli hater, gli odiatori, li sistemo per bene e, come si dice in Romagna, “li pettino”. Rispondo personalmente a tutti, sia in privato che pubblicamente, Marta che è la mia assistente mi da una mano con l’inglese. Ma ci tengo tanta alla buona educazione, per me è un valore».

Imprenditore, influencer. Quando si presenta cosa dice?

«Sono un imprenditore, ho 30 dipendenti e ogni mattina quando mi sveglio penso a loro e all’attività che devo gestire. Quotidianamente rifiuto proposte di tag commerciali, di pubblicità, perché il mio lavoro è un altro e il mio profilo rispecchia il mio marchio: Fortela che sto facendo crescere, insieme alla linea Fortela Woman. Sul mio profilo condivido poi la mia idea di stile, sono innamorato dello stile e con orgoglio dico di essere completamente fuori moda: sono legato agli anni ’50 e ’60 e quello che produco con Fortela è timeless, senza tempo. I capi lavorati con criterio possono essere tramandati».

«Le persone non acquistano ciò che fai, acquistano il perché lo fai» secondo Simon Sinek, saggista esperto in comunicazione. Cosa ne pensa?

«Sono convinto che sia così ma è anche vero però che oggi questo tipo di mondo premia chi sa comunicare ma non chi è davvero bravo a fare qualcosa. Posso fare l’esempio diretto col mio campo: nella moda sono emersi dei marchi che in realtà sono vincenti nella comunicazione ma senza qualità».

Instagram è la nuova vetrina vincente per chi fa moda?

«Instagram è una vetrina vincente per qualsiasi tipo di attività, se ben comunicata. Dietro a quello che si racconta, però, ci deve essere sostanza«.

Un consiglio di stile per i nostri lettori e per le nostre lettrici?

«All’uomo dico che è giunto il momento di vestirsi da uomo, di togliersi di dosso tutto quello che è elasticizzato e il pantalone al polpaccio. Alla donna dico di non svestirsi troppo, penso a icone di stile come Lauren Hutton e Jane Birkin. Allo stesso tempo di sentirsi bene con se stesse e di indossare quello che le rende felici.

A sua figlia trasmette la sua idea di stile?

«Ad Allegra insegno a essere educata, corretta, gentile. A essere distaccata dal giudizio degli altri. Siamo in un mondo che giudica molto gli altri invece di guardarsi dentro. Per il resto ha comunque un gran gusto, la madre è una stilista ed è una ragazza che sta cominciando a uscire dal branco: qualche giorno fa mi ha rubato un jeans vintage, buon sangue non mente».

Qual è il suo legame con la Romagna?

«Sono forlivese di nascita e riminese d’adozione, le mie radici romagnole sono forti così come il mio accento, non ho mai fatto nulla per correggerlo. Vado spesso a Forlì, dove sono nato, dove abita mio padre. A Forlì vengo a cavalcare, ho una passione per i cavalli, e a trovare gli amici di sempre. Se di notte dovessi rimanere a piedi con la macchina sarebbero di sicuro gli amici di Forlì che sveglierei, gli amici di sempre».

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