Alessandro Antolini pubblica “Aria”: l’intervista

Si intitola “Aria” il nuovo singolo del longianese Aga alias Alessandro “Gomma” Antolini uscito su Spotify e sui canali streaming il 19 dicembre per l’etichetta nostrana Drummer Caffè Recordings. “Aria” è una sorta di proseguimento ideale di un percorso iniziato con i due precedenti album R[Evolution] del 2017 e Dream on del 2020, dove la forma canzone si miscela alla colonna sonora.

Un ulteriore tassello nella carriera ventennale di Aga. Laureato presso la Middlesex University di Londra in Modern music, il musicista romagnolo ha preso parte a numerosi progetti musicali in cui è stato chiamato a collaborare e dirigere, come di recente con Gangalistics, riuscendo a dare sempre un contributo significativo come batterista, compositore, performer e non ultimo docente. Questo mix di conoscenze gli ha permesso di vivere a pieno il mondo della musica, arrivando anche ad incontrare e collaborare con il maestro Ezio Bosso. Di recente Antolini ha partecipato alla finale di Sanremo Rock tenutasi al teatro Ariston, con il brano “Questa non è” che ha raggiunto quasi 40.000 visualizzazioni sul canale You Tube dell’artista.

C’è tutto il mondo visionario di Aga dentro questo pezzo introspettivo, rarefatto, intriso di emozioni. Il brano arriva dopo il recente singolo “Are you ready?”, che ha ottenuto numerosi consensi, da parte della critica musicale italiana e straniera.

Aga come nasce Aria?

«“Aria” è il cimentarsi nella vita attraverso l’evocazione di immagini in cui l’aria appunto diventa paesaggio reale vissuto per un momento senza tempo. Ho sentito l’urgenza di raccontare, ma anche l’esigenza di includere “l’aspetto registico”».

Quali influenze si respirano nella sua musica

«Difficile a dirsi, forse il Battiato più sperimentale dei primissimi tempi e tutta la scena psychedelica d’oltremanica».

Una scelta voluta quella di occuparsi anche della produzione?

«A parte il mastering curato da Lotostudio di Ravenna, il pezzo è stato confezionato e suonato interamente da me. Per il piacere e l’urgenza di sentirmi autonomo. Non per egocentrismo, anzi ho sempre dato un grande valore alle collaborazioni, ma in questo momento mi interessa non farmi influenzare dall’esterno. Non a caso la fase compositiva del pezzo è avvenuta perlopiù di notte. Di giorno non riuscivo ad essere in contatto con il mio io, non riuscivo a dare priorità a me stesso».

Il brano è stato scelto come colonna sonora per una rappresentazione cinematografica, se lo aspettava?

«È una cosa di cui parlerò più approfonditamente in seguito, comunque per me è la riprova di avere centrato l’obiettivo che mi ero prefissato. La musica è stata sempre la mia priorità da quando all’età di 18 anni mi sono trovato a dover scegliere tra la macchina e uno strumento. Sono contento della scelta fatta, in questi 20 anni di professionismo, la musica ha arricchito me e chi mi è stato vicino. Mi piace coltivare questa mia passione come un piccolo bonsai».

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