CESENA. Il respiro dell’arte come misterioso, ma ideale collegamento verticale «fra la terra e il cielo», lungo il nuovo percorso che Marisa Zattini ha intrapreso nella scrittura, a partire questa volta dai profondi significati iconografici e simbolici della Kabbalah ebraica. Il desiderio dell’artista di ripercorrerne le energie e i segreti ha dato vita alla mostra “Alberi eretici/ermetici”, aperta al pubblico fino all’1 novembre alla Galleria comunale d’arte del Palazzo del Ridotto (ingresso libero, è gradita la prenotazione), esposta in contemporanea alla chiesa della Natività di Roma con il titolo “The Aleph Beth of Nature”.
Evento collaterale alla mostra, ieri al ridotto la performance di Giovanni Ciucci “Oltre la parola” con la danzatrice Barbara Zanoni (17.30 prima rappresentazione e 18.30 seconda rappresentazione).
Zattini, quali significati assume questo nuovo percorso nella scrittura e nei suoi significati iconografici e simbolici?
«La Kabbalah è il sapere esoterico della Torà, la Bibbia ebraica. Il suo nome significa “corrispondenza” e può essere considerata l’arte dei “parallelismi”. Essa rappresenta un sistema metafisico, una sapienza esoterica che parla il linguaggio universale. È dunque la rivelazione dei legami sottili tra i mondi spirituali e quelli fisici. Le lettere sono una sorta di archetipi ai quali attingere poiché vanno intese come un antico sapere sempre presente. Esse precedevano la creazione del mondo e si dice che la loro origine riposi sul cuore della nostra anima».
In che maniera questo significa per lei andare «all’origine del mondo» e tornare a riflettere sul tema uomo-natura?
«Ho inteso l’albero come “axis mundi”, come tratto d’unione fra cielo e terra, segmento vivo di un percorso che congiunge il sopra al sotto, l’alto al basso in un dialogo inesauribile. Questi 22 alberi “eretici-ermetici” compongono un originario bosco fossile creando una “trappola visiva”, perché nulla è come appare. Tutto è trasmutazione… Qui, l’artificio del fuoco si imprime quale impronta cosmica su ciò che a un primo sguardo appare come legno combusto ma che di fatto è materia sintetica, vetroresina. Si tratta di una scultura multipla come forma aperta. In questo modo il concetto di “albero” e di “alfabeto” si compenetrano e divengono ultra-mondo. Occorre tornare a riflettere sul valore che lega uomo e natura in una energia primordiale vitale, nel mistero e nei segreti più antichi».
Perché la definisce «un’operazione mentale… che si rafforza agendo sui tre livelli: visivo, uditivo e numerologico»?
«Ogni lettera possiede una forma, un nome e un valore numerico. Le sonorità che accompagnano la mostra, composte da Giovanni Ciucci, nel cantilenato in lingua ebraica attivano il nostro canale uditivo. Il nostro sguardo sulle lettere introietta in noi la loro forma. Ecco allora che esse possono agire nel nostro inconscio come una sorta di “timoni psichici”».

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