Albergatore cervese ospita madre e figlio in fuga da Kiev

CERVIA – Scappata miracolosamente da Kiev prima dell’accerchiamento dei russi ha trovato ospitalità a Cervia con il figlio di 2 anni. Marina Slobodyanyk, 26 anni, abitava nella capitale dell’Ucraina dove lavorava come estetista, mentre il marito Denis era un esperto elettricista. L’arrivo del figlio Glab, due anni e mezzo fa, aveva regalato alla famiglia tanta gioia. Ma la loro tranquillità, come quella di tante altre persone del loro Paese, non è durata a lungo. Infatti a fine febbraio la situazione è precipitata, i carri armati russi hanno varcato il confine dell’Ucraina, e sono cominciati i bombardamenti sui civili. All’avvicinarsi dei soldati di Putin, che iniziavano a stringere Kiev in una morsa fatale, la famiglia ha quindi deciso di raggiungere i parenti a Winnitza. Una fuga drammatica, senza prendere nulla dalla loro abitazione, nemmeno il cibo rimasto nel frigorifero. Ma pure quella città si è trovata sotto le bombe russe e l’aeroporto è andato distrutto. «Mia nuora ha deciso di raggiungermi a Cervia con il bambino – racconta la suocera Natasha –, salendo su un pullman carico di piccole creature indifese e lasciando il marito, mio figlio, a fare il volontario, a favore della gente che è rimasta in Patria. Non c’era cibo da mangiare sul mezzo, e se lo volevano comprare era molto svantaggioso per chi pagava in euro. Alla fine, due giorni fa, li ho potuti riabbracciare. Per fortuna una famiglia che conoscevo da tempo adesso li ospita, mentre io sono a casa di un’amica».

Roberto Sasselli, albergatore e ora anche benefattore, ha messo a disposizione la sua casa per accogliere i profughi. Un gesto di grande solidarietà, che conferma il carattere ospitale di questo territorio. «A casa mia ho tanto spazio – spiega l’albergatore –, e possono restare quanto vogliono. Ho pensato che a causa di questa dannata guerra molti si danno da fare, perché non l’avrei dovuto fare anch’io? Speriamo solo che le cose si sistemino. Nel frattempo ho preso contatto con altri profughi, quelli della famiglia Borovets, in modo che i miei ospiti possano trovare un po’ di compagnia e parlare la loro lingua».

Marina però, da quando è arrivata a Cervia, vive giornate di grande apprensione: telefona al marito, segue la guerra in Ucraina e cerca una normalità difficile da trovare. «Sento ancora il rumore delle bombe – racconta – e la sirena suonare. Ho negli occhi i bambini che erano a bordo del pullman. Tutti piangevano, non c’era da mangiare, sembrava un viaggio infinito. I russi hanno sparato perfino sulle auto con su scritto evacuazione bimbi. Per fortuna qui ho trovato tanto affetto».

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