Al Ravenna festival, il Bach di Pasolini per il violino di Gibboni e la voce di Montanari

Una bella intuizione, quella di Ravenna festival, l’unire nell’inedito “Il Johann Sebastian Bach di Pasolini” – stasera alle 21 al teatro Rasi – il violino di Giuseppe Gibboni (definirlo prodigioso è il minimo sindacale) e la voce di Ermanna Montanari (sette premi Ubu, così per gradire), in un lavoro che indaga sulla folgorazione che un giovanissimo Pier Paolo Pasolini ebbe per il compositore tedesco.
Il regista e scrittore bolognese aveva iniziato ad amare la musica di Bach da bambino, nel 1928, quando era sfollato a Casarsa e fece conoscenza con la violinista slovena Pina Kalk (la Dina che ispirò poi “Atti impuri”), alla quale chiedeva di eseguire per lui pagine dalle “Sonate e Partite per violino solo”. I Soli senza basso, cioè privi di accompagnamento, sono l’altra faccia di Bach: non il severo organista, ma il raffinato maestro dell’arco, capace di racchiudere in una voce unica – quella del violino – pensiero astratto e materialità, melodia e polifonia. Dall’incontro con Kalk nacquero, tra il 1944 e il 1945, gli “Studi sullo stile di Bach”, scritto musicologico ispirato alle “Sonate e Partite per violino”, poi l’interesse di Pasolini per Bach sfociò nelle colonne sonore di alcuni suoi importanti film, da “Accattone” a “Il Vangelo secondo Matteo”. Ecco allora che ne Il Johann Sebastian Bach di Pasolini troviamo da una parte il violino di Giuseppe Gibboni (classe 2001, che Salvatore Accardo ha definito «uno dei talenti più straordinari che abbia conosciuto»), vincitore dell’ultimo Premio Paganini – una vittoria storica per il giovane violinista, uno dei soli quattro italiani ad aver conquistato il premio –, dal cui strumento prenderanno vita la Sonata n. 1, la Ciaccona dalla Partita n. 2 e Preludio, Loure e Gavotte en rondeau dalla Partita n. 3 per violino solo di Bach; e dall’altra la drammaturgia che Marco Martinelli ha costruito appositamente per questo spettacolo, basandosi su scritti pasoliniani affidati alla voce recitante di Ermanna Montanari. D’altronde la fascinazione di Martinelli e Montanari per Pasolini viene da lontano, tanto che proprio per il centenario della nascita i fondatori del Teatro delle Albe hanno scritto Pasolinacci e Pasolini, testo in cui raccontano il “loro” Pasolini, maestro di riferimento fin dall’adolescenza negli anni Settanta. Una narrazione di come la sua poesia e il suo cinema abbiano alimentato il loro teatro, con cui hanno segnato la scena italiana degli ultimi decenni.
Info: ravennafestival.org

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