Covid: «Lo abbiamo trovato». Al laboratorio di Cesena individuati 16 casi di variante Delta Plus

«Abbiamo trovato ciò che stavamo cercando». Esordisce così il professor Vittorio Sambri, direttore dell’Unità di Microbiologia del Laboratorio unico di Pievesestina dell’Ausl Romagna. Tra i suoi compiti c’è quello di monitorare le varianti del virus Covid 19 e quella che stava cercando Sambri era l’eventuale presenza della variante AY.4.2, la Delta Plus.

In Emilia-Romagna, spiega il professor Sambri, «Abbiamo individuato 16 casi, di cui 6 in Emilia e 10 in Romagna, più Bologna e Ferrara».

Studiando i primi dati italiani sul comportamento di questa variante, e soprattutto quelli del Regno Unito, dove la Delta Plus rappresenta già il 10 per cento del totale dei nuovi casi di contagio, quello che si è potuto osservare è che «ha una trasmissibilità – riferisce Sambri – molto maggiore rispetto alla Delta: infetta di più e anche molto più rapidamente».

Questa la ragione per cui Vittorio Sambri non ha alcuna esitazione su quale ipotizza che possa essere la capacità di “affermarsi” di questa versione del virus rispetto alle altre: «Diventerà la variante dominante, come aveva già fatto a sua volta la Delta quando cominciò a diffondersi. Secondo i nostri studi, presto la scavalcherà diventando quindi la principale variazione anche nel nostro paese».

Più contagiosa non significa automaticamente più letale e in questo quanto osservato da Sambri è piuttosto rassicurante: «Per quanto riguarda la capacità di far sviluppare a chi contrae questa versione del virus la malattia in forma grave, i dati, sia quelli italiani che quelli del Regno Unito, ci dicono che non è differente dalla variante Delta: il tasso di ospedalizzazione è del 2-3 per cento».

«Il fatto che la malattia non sia peggiorata con la Delta Plus ci fa capire – aggiunge Sambri – anche che i vaccini funzionano».

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