Al carcere di Rimini scatta l’allarme per i droni

Continua a dare problemi al personale della Polizia penitenziaria, Duula Somane il richiedente asilo che l’11 settembre ha accoltellato cinque persone, tra cui un bambino di sei anni, per le vie di Rimini. Il 26enne somalo cui gli agenti dei Casetti hanno sequestrato un chiodo, della lunghezza di un centimetro, anche se privo di punta legato a una specie di bracciale artigianale ricavato probabilmente da un elastico per capelli mentre si recava al colloquio col proprio difensore, l’avvocato Maria Rivieccio, il giorno seguente, ha fatto nuovamente accendere i riflettori sulla sua persona. Questa volta ha dato in escandescenza nella cella doppia che occupa singolarmente e ha distrutto il televisore in dotazione.

Stato di massima allerta

L’uomo che ha seminato terrore a Rimini e costretto la ministra degli Interni Lamorgese ad un viaggio in una provincia segnata questa estate da una lunga fila di episodi criminali, non è da un po’ di giorni l’unico “sorvegliato speciale”. Anche alla direzione della casa circondariale di via Sant’Aquilina, infatti, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), avrebbe fatto arrivare un “ordine di servizio” in cui si chiede al personale di fare la massima attenzione al volo dei droni. Una indicazione doverosa, visto l’inquietante episodio di Frosinone dove un camorrista appena entrato in carcere si è fatto recapitare una pistola proprio con un drone per punire tre detenuti che lo avevano picchiato, ma non nuova. Già a marzo, infatti, il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) aveva denunciato come i mini “velivoli” sarebbero stati più volte utilizzati a Bari per “scavalcare” le mura di cinta del carcere; non per portare armi, però, ma per consegnare droga da spacciare. Allarme lanciato a marzo, di cui si ha ampiamente traccia nel sito del Sappe, ma che sembrerebbe non sia stato preso troppo in considerazione dagli organismi superiori di gestione delle carceri.

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