RAVENNA. La raccolta peggiore delle più nere aspettative, i frutteti abbattuti perché insostenibili economicamente. Agli agricoltori ravennati si avvicinano soggetti senza scrupoli, che promettono pochi soldi e immediati, per accaparrarsi facilmente aziende nel loro momento più buio. E ad oggi nel decreto Rilancio ci sono soldi per tutto meno che per l’ortofrutta romagnola, che conta 500 milioni di danni, con 250mila ore lavorate in meno quest’anno. Davide Vernocchi è un agricoltore di Ravenna, presiede Apo Conerpo, consorzio di 6mila aziende, di cui circa 1.500 della provincia bizantina. E ora, dopo lo stallo seguito al dramma delle tre gelate consecutive della primavera scorsa, è seriamente preoccupato per la tenuta del sistema agricolo romagnolo.
Vernocchi, le conseguenze delle gelate del 24 marzo, del 3 aprile e del 16 aprile vi avevano fatto stimare una perdita delle albicocche attorno al 90 per cento e del 75 per cento sulle pesche, con punte dell’85 sulle nettarine. Ora che siete in corso di raccolta, cosa riscontrate effettivamente?
«Che le nostre stime erano in difetto. Purtroppo le albicocche raccolte sono più del 90 per cento in meno dell’anno scorso. E anche sulle pesche siamo in una situazione molto vicina».
Quindi la perdita economica per il sistema romagnolo quale dimensione può avere?
«Se consideriamo tutta la filiera, siamo attorno al mezzo miliardo. Con la fetta più grossa che grava sul Ravennate. Solo nei “magazzini di condizionamento”, ovvero laddove avviene la cernita, il confezionamento e la preparazione logistica del prodotto, si sono perse 250mila ore di lavoro, quindi 2.500 stagionali hanno perso l’opportunità di occupazione, 1.000 nel Ravennate. In maggioranza sono donne. Ma il problema è enorme non solo per stagionali, avventizi e coltivatori diretti. Anche chi vende mezzi tecnici, attrezzature e imballaggi è in difficoltà».
Certamente gli agricoltori sanno che, con questi raccolti, non avranno nessuna entrata fino al 2021. Come stanno reagendo?
«Per la prima volta siamo seriamente preoccupati che si inneschi un massiccio abbandono dei terreni. Impressionante è la quantità di frutteti abbattuti in queste settimane. E ci vengono segnalati sempre più frequenti e inquietanti fenomeni».
A cosa si riferisce?
«Sono tante le aziende agricole in vendita, soprattutto nella nostra provincia. E da questi imprenditori in difficoltà, che sanno di non poter contare su alcun ingresso di liquidità per quest’anno, si presentano soggetti senza scrupoli con offerte di denaro sull’impronta del “pochi, maledetti e subito”».
Temete infiltrazioni della malavita organizzata?
«Tutte le associazioni di categoria stanno evidenziando il problema, e la fenomenologia è ben chiara e conosciuta. Quando ci sono sacche di debolezza nel tessuto economico, certi soggetti si attivano. Servirebbe una reazione immediata, ma dal Decreto Rilancio non sembra arrivare».
Si tratta di un provvedimento in discussione in queste ore in Parlamento. Non contiene aiuti per l’agricoltura romagnola?
«No, e questo ci provoca grande sconcerto e incredulità. Nonostante tutte le sollecitazioni dei politici locali, compreso il neo-assessore regionale Mammi, abbiamo visto entrare nel dibattito aiuti in tutte le direzioni. Il cerealicolo, le brassicacee (cavoli e ortaggi simili, ndr), l’ittico, il viticolo avranno sostegno. Tutti meno che l’ortofrutta romagnola, che ha riscontrato danni enormi. E con grande beneficio, ancora una volta, per la Puglia che prende la fetta più grossa».
Ma le aziende che riscontrano un grave problema di liquidità, non vengono sostenute attraverso i decreti già promulgati fra marzo e maggio?
«In generale accedere ai fondi che giungono attraverso il sistema bancario non è così semplice, ormai è noto. Ma è pressoché impossibile per le imprese agricole. Perché per dimostrare un calo degli incassi non possiamo fare come un bar, che presenta i ricavi giornalieri che vanno a picco. Noi possiamo documentare a fine stagione, e intanto però le imprese muoiono. Per reagire saranno cruciali le prossime 24/48 ore, in cui l’Emilia Romagna deve far sentire la propria voce a Roma. O a perderci sarà tutto il Paese».

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