Agricoltori: “Assediati dai cinghiali”. Abbattuti 1700 capi

Anche gli agricoltori imolesi della Coldiretti, una ventina, hanno fatto parte della pattuglia di 300 manifestanti che ieri mattina si sono recati sotto la sede della Regione a Bologna per dire «basta ai danni dei cinghiali nelle aziende agricole». Recriminazioni che sono sfociate anche in richieste vere e proprie come «la possibilità di poter inserire l’autodifesa da parte degli imprenditori agricoli anche utilizzando persone esterne per poter abbattere i cinghiali».

La posizione degli agricoltori

Quella dei danni da animali selvatici, cinghiali in testa, è una questione che per il segretario imolese della Coldiretti, Alessandro Scala «sta durando da troppi anni. Gli imprenditori sono stanchi di non avere risposte concrete da parte delle istituzioni per una risoluzione radicale della questione. Non chiediamo elemosina compensativa per i danni – aggiunge Scala – questi non ci devono proprio essere. Nell’Imolese, oltre a vari incidenti stradali procurati, i danni denunciati arrivano a decine di migliaia di euro. Il problema è che non sempre gli agricoltori denunciano anche perché le reali portate delle compensazioni oggi non sono adeguate. Ripetiamo – conclude Scala – il problema dei cinghiali va risolto alla radice, ampliando la possibilità degli abbattimenti».

Quasi 1.700 capi abbattuti

Dall’altra parte ci sono i cacciatori che evidenziano come «operiamo per restringere il numero di cinghiali che vivono nel territorio. Nell’areale imolese la situazione è sotto controllo». A dirlo è il presidente dell’Atc Bo2, Enrico Dini, che sottolinea come «i numeri attestano come nella campagna 2020/2021 i capi abbattuti sono stati 1.604 di cui 315 di selezione. Abbiamo diverse centinaia di cacciatori, suddivisi in gruppi di girata e di braccata, che a causa della pandemia però sono dovuti rimanere a casa per mesi dando così la possibilità ai cinghiali di muoversi meglio. Problemi maggiori – sottolinea Dini – si registrano nel territorio di Castel San Pietro». Ai capi uccisi nell’Ambito territoriale di caccia vanno aggiunti anche gli 85 cinghiali abbattuti tra il 2020 e i primi mesi del 2021 nel Parco della Vena del Gesso, facendo arrivare il numero totale a sfiorare le 1.700 unità. Non solo, la pandemia ha permesso a questi mammiferi di crescere di numero e di cambiare le abitudini, anche la presenza del lupo ha influito sui comportamenti di questi animali. «Per difendersi – sottolinea il presidente – i cinghiali oggi si aggregano in grandi gruppi proprio per tutelare soprattutto i nuovi nati. Questo li sta rendendo molto più aggressivi tanto è che nel giro di poco tempo quasi una quindicina di cani sono stati uccisi non durante battute di caccia».

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