Affronte: summit sul clima, bene ma non benissimo

Per capire cosa si è discusso il 23 settembre alle Nazioni Unite, nel summit mondiale sul clima, e valutare se le cose sono andate bene o meno, bisogna fare un passo indietro. E cioè nel 2015, durante i mesi di preparazione a quello che poi sarebbe diventato l’Accordo di Parigi, cioè l’accordo mondiale più importante contro il cambiamento climatico, firmato da quasi 200 paesi. In preparazione dell’Accordo, a tutti i Paesi venne chiesto di… fare i compiti a casa. Cioè di scrivere, ognuno di loro, nero su bianco, quante e quali emissioni intendevano tagliare, nei cinque anni successivi. Questi impegni, questi documenti, sono gli NDC (National Determined Contribution) e sono i pilastri su cui regge l’Accordo di Parigi. Non solo ne fanno parte, ne sono il cuore.

Attenzione però, la portata di quell’evento – non era mai successo prima che tutti gli stati mettessero nero su bianco i loro impegni – fu incrinata da un dato non secondario. Gli scienziati analizzarono poi quei documenti e dissero che SE tutti avessero rispettato gli impegni presi, la temperatura del pianeta si sarebbe alzata, entro il secolo, di 2,7 gradi. Decisamente troppo e ben oltre il limite ottimale, 1,5 gradi e quello estremo, 2 gradi, indicati nell’accordo di Parigi.
Tutti questi impegni, come abbiamo visto comunque non sufficienti, scadranno nel 2020, e dunque è tempo di preparare i prossimi, per il periodo 2020-2025, e che ovviamente dovranno essere molto più ambiziosi per poter raggiungere i limiti dell’accordo di Parigi. Di questo si è discusso a New York, dei nuovi NDC, i nuovi impegni per i prossimi 5 anni. E quello che è uscito non è bellissimo.
La notizia peggiore è che i tre più grandi emettitori di gas serra del pianeta, cioè USA, Cina e India hanno messo sul piatto impegni davvero risibili. Sono quindi i maggiori responsabili del problema, ma non hanno di fatto mostrato la giusta volontà di cambiamento. Beh, dagli Usa amministrati da Trump ovviamente ce lo aspettavamo, molto meno dalla Cina che ultimamente aveva, insieme alla UE, parlato da leader. Ma un conto, purtroppo, sono le parole, e un altro i fatti.
Il dato più significativo è dato dall’annuncio che ora ci sono ora 70 paesi che prevedono di proporre NDC più rigorosi nel 2020. Fra questi Norvegia, Argentina, Etiopia, Etiopia e Turchia. Si tratta di un bel salto rispetto ai soli 23 paesi che si erano impegnati in tal senso, prima del vertice. Questi 70 paesi però, tutti insieme rappresentano solo il 6,8% delle emissioni globali. E comunque sono 70 su circa 200 firmatari dell’Accordo di Parigi. Troppo pochi. Molti degli altri grandi produttori di emissioni del mondo, come il Giappone, non hanno aumentato drasticamente i loro obiettivi. A proposito, non cercate il documento dell’Italia; non c’è. L’Europa ha un unico NDC, che vale per tutti i suoi stati.
Il bicchiere mezzo pieno viene dalle buone notizie dal mondo delle imprese e dei privati. Ad esempio il colosso assicurativo Allianz, che ha annunciati nuovi finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la loro mitigazione, e Bill Gates che ha “raccolto” 790 milioni di dollari per aiutare i piccoli agricoltori ad adattarsi ai nuovi scenari.
Diversi paesi più ricchi hanno promesso più soldi per programmi come il Green Climate Fund delle Nazioni Unite, un programma che aiuta i paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni, a ripristinare gli ecosistemi che sequestrano il carbonio e ad adattarsi alle inevitabili conseguenze del riscaldamento. Ad esempio Sud Corea, Germania e UK raddoppieranno il loro impegno economico in questo senso.
Il prossimo grande momento per i negoziati internazionali sul clima è la conferenza COP25 delle Nazioni Unite a Santiago, Cile, a dicembre. Lì, le nazioni dovranno definire esattamente come intendono rispettare i loro impegni, e i paesi che non hanno ancora aggiornato i loro NDC dovranno farlo. La COP 25 sarà un momento chiave e arriverà dopo un anno di manifestazioni globali dei Fridays For Future che speriamo risuonino forte nelle menti dei decisor

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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