Affronte. La rivalsa del pangolino

Sull’origine del Covid19 ci mancano ancora dei dettagli, ma qualcosa ormai la sappiamo. Ad esempio, con buona pace tutti i complottisti, che non è un virus né creato né modificato in laboratorio. La rivista scientifica Nature Medicine ha pubblicato non più di 15 giorni fa uno studio sull’origine del virus che esclude la manipolazione genetica in laboratorio.

“Le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è stato costruito in laboratorio né è un virus manipolato appositamente”, sono le conclusioni dei ricercatori.

Poi sappiamo che è un virus che proviene da altri animali, e che ha fatto il salto di specie nell’uomo. Quasi sicuramente è un virus di alcune specie di pipistrelli, passato a un altro animale, il pangolino, e da lì all’uomo. L’ultimo passaggio molto probabilmente è avvenuto nel mercato di animali di Wuhan.

Il pangolino, animale conosciuto a pochi, prima di questa epidemia, è uno strano mammifero, piccolo, col muso lungo che gli serve per mangiare formiche, ed è ricoperto di scaglie. Proprio queste scaglie, e i loro presunti poteri medicinali, oltre a una carne apprezzata in oriente, ne fanno forse il mammifero più illegalmente commercializzato del mondo. In Cina il suo commercio è vietato da molti anni, ma questo non impedisce che venga ancora massicciamente e illegalmente venduto nei mercati come quello di Wuhan. Lo stesso presidente della Cina, Xi Jinping, si è recentemente scagliato contro il commercio illegale di specie selvatiche nel suo paese (ben svegliato, presidente!) e il Congresso Nazionale del Popolo ha, il 24 febbraio, deciso di “Proibire completamente il commercio illegale di animali selvatici, eliminare le cattive abitudini di consumo di animali selvatici e proteggere la salute e la sicurezza della gente”.

Ma è una battaglia complicata, a dir poco. Solo nel gennaio 2019, nove tonnellate di scaglie di pangolino – risultato di circa 14.000 pangolini uccisi – sono state sequestrate in un unico carico a Hong Kong. Il mese successivo, 33 tonnellate di carne di pangolino sono state scoperte in Malesia, e in aprile, altre 14 tonnellate di scaglie di pangolino a Singapore. Secondo l’organizzazione WildAid, più di un milione di pangolini sono stati uccisi per essere commercializzati, fra il 2000 e il 2010. Nonostante sia vietato il commercio di tutte le specie di pangolino (sono 8), in Cina da circa un anno lo si ritiene praticamente estinto.

Il commercio illegale di animali selvatici è uno dei modi, insieme ovviamente alla distruzione e all’invasione di ecosistemi naturali, con cui scioccamente ci esponiamo a malattie presenti negli animali e che senza queste pratiche difficilmente avrebbero mai “incontrato” l’uomo. Ed è un problema gigantesco, ovviamente non solo perché collegato a questi rischi, ma per la distruzione di specie e habitat naturali che causa. E non dobbiamo pensare che riguardi solo l’Asia, o magari l’Africa.

La stessa Unione Europea è fortemente interessata da questo traffico. La UE è infatti un grosso punto di arrivo per il commercio della fauna selvatica, ma anche un importante punto di transito per il commercio tra Africa e Asia. Sono particolarmente colpite specie trofeo come elefanti, tigri e rinoceronti, ma anche tante altre specie tra cui gli squali e, appunto, i pangolini. Le popolazioni di queste specie in natura subiscono in maniera drammatica l’impatto di questi commerci illegali. Tra l’altro questa pratica illegale è spesso mescolata con altre forme di malavita. Si stima che ogni anno passino tra gli 8 e i 20 miliardi di euro nelle mani di gruppi criminali organizzati che praticano anche traffico di droga, persone e armi. In Africa centrale, milizie e gruppi terroristici finanziano in parte le loro attività attraverso il traffico di animali selvatici.

Non a caso, nel 2016, la UE ha lanciato il suo “Piano d’azione contro il traffico di animali selvatici nell’UE e nel mondo”, che prevede misure come prevenire il traffico e ridurre l’offerta e la domanda di prodotti faunistici illegali, migliorare l’attuazione delle norme esistenti, combattere la criminalità organizzata in modo più efficace aumentando la cooperazione tra le agenzie di polizia competenti come Europol e rafforzare la cooperazione tra paesi di origine, di destinazione e di transito. C’è tanto lavoro da fare anche in questo campo, e intanto noi siamo in questa situazione grazie alla… vendetta del pangolino.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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