Affronte: perchè Greta non viaggia in aereo

Poco più di tre anni fa organizzai un evento a Bruxelles sui cambiamenti climatici, a cui invitai anche un climatologo inglese, il prof. Kevin Anderson, docente di energia e cambiamenti climatici all’Università di Manchester. Gli dissi ovviamente che gli avrei rimborsato albergo e aereo e lui mi rispose. “Treno, non aereo. Io non prendo aerei”. Quando poi lo conobbi di persona gli chiesi il motivo del suo rifiuto a volare e lui mi disse che lo faceva per coerenza. Che andava giro a spiegare a tutti quanto grave fosse il problema dei cambiamenti climatici, e quanto importante sia che ognuno di noi cambi il proprio stile di vita, per quanto possibile, per contrastare questo fenomeno. E siccome gli aerei contribuiscono in maniera grave al problema delle emissioni di gas serra in atmosfera, lui non li prende.

In effetti, lo stesso ragionamento sta alla base della scelta di Greta Thunberg di recarsi a New York, la settimana scorsa, per la conferenza alle Nazioni Unite viaggiando via mare e non in volo. Ricordo anche che quando ad aprile scorso incontrai 60 ragazzi del Fridays For Future, giunti a Bruxelles da 22 paesi diversi, nessuno di loro viaggiò in aereo.
Insomma, gli aerei sono un problema. Un grosso problema. Per diversi motivi. Il primo è che il traffico aereo è in crescita esponenziale. Chi ha un po’ di annetti come me, ricorda come, fino a qualche decennio fa, viaggiare in aereo era un evento eccezionale (e costosissimo). Oggi con l’abbassamento dei prezzi, dovuto soprattutto alle politiche low cost, i viaggi in aereo sono molto più la consuetudine. Basta andare su uno qualunque dei siti che mostrano il traffico aereo in tempo reale, per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno e di quanti aerei ci siano, in ogni momento, lassù sopra le nostre teste.
E va detto che la CO2 emessa per persona trasportata è enormemente più alta per gli aerei. In uno studio svolto dalla European Environment Agency scopriamo infatti che per ogni kilometro percorso, viaggiando in treno, ogni passeggero è “responsabile” dell’emissione di 14 grammi di CO2. Che diventano 68 se si sale su un autobus, 72 in scooter, 104 guidando un’utilitaria e 158 su un’auto di grossa cilindrata. Il triste primato lo ha proprio l’aereo, in cui ogni passeggero “vale” ben 285 grammi di CO2 per ogni kilometro trascorso. In pratica, volando da Londra a New York e ritorno si generano le stesse emissioni che in media una persona europea produce riscaldando la propria abitazione per un anno intero.
Non vi sembrano ora molto più sensate le decisioni di Greta e del professore inglese?
Le emissioni dirette del trasporto aereo rappresentano circa il 3% delle emissioni totali di gas serra dell’UE e oltre il 2% delle emissioni globali. Entro il 2020 le emissioni globali dell’aviazione dovrebbero essere superiori di circa il 70% rispetto al 2005 e si prevede che entro il 2050 possano aumentare di un ulteriore 300-700%.
Non sono solo le dimensioni del problema a preoccupare, ma soprattutto il fatto che… non abbiamo soluzioni. Non esiste infatti, al momento, nessun carburante “ecologico” che possa fare volare un aereo.
Il problema è stato affrontato nel 2016 dall’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale (ICAO) che ha prodotto un documento di impegno, in cui la parola chiave è compensazione. Che significa? Significa che, non avendo altre soluzioni, l’unica cosa fattibile è che il comparto calcoli ogni anno quante emissioni produce, e le compensi con progetti, per esempio di riforestazione o di impianti di energie rinnovabili che, riducendo la C02, mandino in pari il conto. Insomma, continuiamo ad inquinare, ma rimediamo con progetti virtuosi equivalenti. E’ tutto quello che abbiamo, al momento.
E’ evidente dunque che dobbiamo assolutamente cercare di ridurre il traffico aereo; il che, in un mondo che cresce veloce e sempre più globale, è molto più facile a dirsi che a farsi. Singolarmente, però possiamo pensarci, ogni volta che viaggiamo.

  • Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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