Venerdì scorso è stata pubblicata, sul sito della Capitaneria di Porto di Rimini, l’istanza di concessione demaniale per la realizzazione del parco eolico offshore al largo di Rimini. Un progetto di cui si parla da molti anni, che pare ora muovere i primi concreti passi. Fino al 4 luglio, chiunque voglia commentare o fare osservazioni sulla concessione, potrà farlo per iscritto, direttamente alla Capitaneria di Porto. Successivamente, ci sarà anche la valutazione degli aspetti ambientali del progetto definitivo, immagino e auspico con un confronto aperto a tutti i soggetti portatori di interessi. Siamo comunque solo all’inizio di un percorso molto lungo e che non è detto che si concluda con la posa dell’opera.

Ma il dibattito è aperto e se ne discute già animatamente. La mappa pubblicata sul sito della Capitaneria di Porto mostra un progetto enorme, fatto da tre file arcuate di pale eoliche (per un totale di 59), che partono a circa 10 chilometri dalla costa, e arrivano fino a 22 chilometri al largo. Che questo susciti una discussione è logico e giusto. Gli elementi da valutare sono diversi, ed è la somma di questi che va considerata per decidere. Ad esempio, è evidente che da una parte della bilancia ci sia un negativo e importante impatto paesaggistico. Le pale sono molto alte e le vedranno per chilometri e chilometri, non solo tutti quelli che andranno per mare, ma si vedranno anche dalla costa, seppure a distanza. Saranno un elemento nuovo e artificiale, in un panorama naturale che ha proprio nella mancanza di ostacoli visivi la sua forza e la sua bellezza. Poi ci sono gli impatti ambientali. Su questo si è discusso molto e per fortuna anche studiato molto. Articoli scientifici pubblicati non mancano e cominciamo ad avere un quadro abbastanza chiaro. Uno dei report più completi in cui mi sono imbattuto, che mettono insieme la letteratura presente, seppur del 2014, è il dossier del WWF “Impatti ambientali dell’Eolico Offshore nel Mare del Nord. Panoramica della letteratura.”
Gli impatti ambientali ci sono soprattutto nella fase di realizzazione e dunque di posa dei piloni in mare. Rumore, traffico, scavi sul fondale avranno come conseguenze disturbi alla fauna. Tali impatti terminano con l’opera a regime, ma restano comunque da considerare altri impatti come quelli sugli uccelli migratori, che però negli studi disponibili non sembrano poi così significativi. Ci sono anche aspetti interessanti che arrivano a opera finita. Intanto, i grossi pali sommersi vengono ben presto colonizzati da un’abbondante varietà di organismi incrostanti, che stanno alla base di una ricca catena alimentare, che dunque aumenta notevolmente il numero e la varietà di specie viventi nell’area. A ciò va aggiunto che in quella area, prevedibilmente, ci saranno limitazioni per la pesca a strascico, il che potrebbe dare un respiro al nostro mare, che avrebbe quindi una (benvenuta) area di ripopolamento ittico, le cui conseguenze positive riguarderanno anche il settore della pesca stesso. In definitiva, ci sono poi una pletora di studi su come gli impatti ambientali siano limitati, e persino controbilanciati da effetti positivi. Lo stesso WWF conclude “La realizzazione di parchi eolici può quindi in alcuni casi essere considerata un miglioramento dell’ambiente marino, grazie all’aumento della produttività biologica che ne consegue”.
A questo si aggiungono altre possibilità da esplorare; ne accenno due: un turismo mirato che conduca i turisti a visitare il parco eolico, con informazioni sul mare, gli ecosistemi, la tutela, eccetera. La produzione di cozze di qualità: su ogni palo ne possono crescere fino a 1-2 tonnellate all’anno, in acqua alte e pulite.
Tutto ciò, comunque, viene molto dopo una riflessione di fondo. Le conseguenze drammatiche, e sempre più visibili dei cambiamenti climatici, e il futuro nerissimo che incombe su di noi non consentono più difese utopistiche e a priori. Non è più il tempo dei no a prescindere e del “non tocchiamo nulla”. Potevamo farlo, ma non lo abbiamo fatto. Adesso la priorità è la drammatica realtà del riscaldamento globale e della nostra ancora marcatissima dipendenza dalle fonti fossili. La realtà di una popolazione di quasi 8 miliardi di persone, che divorano enormi quantità di energia, e lo fanno bruciando petrolio. Condannando sé stessi. Lo so che ci sarebbe molto altro da fare: fotovoltaico su tutti i tetti, efficientamento energetico di tutti gli edifici, economia circolare, eccetera. Lo so. E va fatto. Ma adesso serve tutto, e serve subito. Sono stanco di aspettare il cambiamento di paradigma e intanto vedere che tutto va in malora. E sono disposto al compromesso. Mi sono occupato di mare per tutta la mia vita professionale. Il mio rapporto con lui va oltre le parole che posso usare per spiegarlo. Ma sono disposto a vederlo “segnato”, perché non c’è più tempo, e ogni passo per liberarsi dei combustibili fossili, è urgente e necessario.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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