Un articolo della famosa e prestigiosa rivista “Le Scienze” di settembre 2019 titolava “La più inquinata d’Europa” e nel sottotitolo si capiva di cosa stesse parlando: “La Pianura Padana è maglia nera a livello europeo per l’inquinamento dell’aria”. Purtroppo, l’articolo dice la verità. A causa di diversi fattori, geografici ma non solo, l’aria dalle nostre parti è davvero di pessima qualità, soprattutto per la presenza di polveri sottili. Di questo si occupa un progetto chiamato prepAIR, finanziato con fondi europei (bando Life), partito nel 2017 e che si concluderà nel 2024.

Il progetto ha un budget di oltre 16 milioni di euro, di cui quasi 10 provenienti dall’Unione Europea (con buona pace dei nostrani sovranisti), ed ha un ampio partenariato, ben 18 soggetti, fra i quali 5 regioni (Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli), la Provincia di Trento, i Comuni di Bologna, Milano e Torino e sette Agenzie Regionali Per l’Ambiente.
Una parte importante del progetto è senza dubbio l’analisi scientifica e approfondita della situazione. Perché la Pianura Padana è così inquinata? Le cause, come si accennava, sono diverse. In questa amplissima piana, che di fatto è il bacino del Po, vive ben il 40% della popolazione italiana, cioè oltre 23 milioni di persone, che ne fanno uno dei luoghi più densamente popolati ed industrializzati d’Europa. È normale, anche se poco bello, che qui il livello di emissioni inquinanti sia davvero molto alto. Ma non basta. A causa della conformazione geografica, qui l’aria tende a stagnare. Infatti la pianura è circondata sopra, sotto e da un lato da montagne, Alpi e Appennini, ed è aperta solo verso il mare, a est. In queste condizioni non si crea la necessaria corrente che ricambi l’aria.
In situazioni e in periodi in cui l’aria resta ferma, e non piove, le polveri che produciamo con le nostre varie attività (dopo vediamo quali sono) restano sospese nell’aria e, ovviamente, ce le respiriamo. Sono le cosiddette polveri sottili, PM10 e PM2,5. Molte di queste polveri, a causa delle loro ridotte dimensioni, superano le naturali barriere presenti nella prima parte del nostro apparato respiratorio – naso, bocca e laringe – e raggiungono bronchi e polmoni. Dove causano conseguenze anche gravi sulla salute, e sono responsabili di tantissime morti. Ad esempio, l’Agenzia Europea per l’Ambiente stima in circa 422 mila le morti premature l’anno (oltre 60 mila in Italia nel 2015) nel nostro continente, ma un recente articolo pubblicato da numerosi scienziati su “European Heart Journal” dice invece che nel 2015, l’eccesso di inquinanti nell’aria ha causato 8,8 milioni di morti nel mondo, di cui 790.000 in Europa.
Da dove vengono queste polveri? Secondo le ricerche svolte per il progetto prepAIR, in Emilia-Romagna la produzione di PM10 è così distribuita: 21 % dal trasporto di merci su strada (camion e tir), 19 % da agricoltura e allevamenti, 17 % da riscaldamento di abitazioni che bruciano legna o pellet, 16 % da industrie, 13 % da automobili. Piccole percentuali anche da riscaldamento di abitazioni non a legna, e produzione di energia.
Va detto che sul totale delle emissioni, solo il 30% va in aria già come particolato di polveri sottili. Il restante 70% è dato dall’emissione di altri inquinanti, detti precursori, che una volta in atmosfera si trasformano chimicamente dando origine al particolato secondario. Per questo, per esempio, il 19% di inquinamento che deriva da agricoltura e allevamenti può stupirci. Eppure, queste attività, pur non producendo tante polveri, producono il 97% di tutta l’ammoniaca nell’aria, principale precursore del particolato secondario.
Allo stesso modo, il traffico su strada produce inquinanti sia dal motore, soprattutto come composti di azoto, e quindi precursori del particolato, sia direttamente, a causa dell’usura dei freni e dell’asfalto.
È evidente che il problema dell’aria che respiriamo è gravissimo, e che ha diverse fonti che vanno affrontate tutte. È altrettanto evidente che se le regioni o i territori si muovono singolarmente, possono fare ben poco, mentre azioni concertate a livello di bacino, come si sta facendo con prepAIR, consentono di mettere in piedi azioni molto più efficaci e concrete.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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