A fine 2018, fra i 5 paesi più energivori d’Europa (Germania, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito), l’Italia era quello più virtuoso per produzione di energia da fonti rinnovabili. Il 17,8% dell’energia che consumiamo nel nostro paese è prodotta in modo pulito e rinnovabile. Il dato sarebbe ancora migliore, se non fosse che siamo molto indietro nel settore dei trasporti. Qui, solo il 7,7% dell’energia consumata è stata prodotta da rinnovabili. Molto meglio, ovviamente, la produzione di energia elettrica totale, un terzo della quale, precisamente il 33,9% viene da queste fonti, mentre si ferma al 19,2% la percentuale di energia pulita per il riscaldamento.

Tutto sommato, soprattutto rispetto al resto della UE, andiamo bene, e questa è una buona notizia. Non dobbiamo però dimenticare gli obbiettivi che abbiamo, di cui uno che scade ora: al 2020 infatti la quota di rinnovabili, in Europa, avrebbe dovuto essere al 20%, mentre a livello di Unione ci fermiamo al 18%.
Ma davanti a noi ci sono obbiettivi molto più ambiziosi, tra i quali la completa decarbonizzazione al 2050. È evidente che, pur parlando di un periodo di tempo di 30 anni, la strada è ancora lunga. Molto lunga. E il Politecnico di Milano ha provato a calcolare di quanto dovremmo aumentare la nostra potenza rinnovabile installata, per arrivare ad avere almeno tutta la produzione elettrica da fonti rinnovabili, nel 2050. L’analisi del Politecnico tiene conto delle previsioni sull’aumento dei consumi elettrici al 2050, dovuti alla crescente elettrificazione dei trasporti e di altri settori, come il riscaldamento degli edifici e alcuni processi industriali. In definitiva attualmente consumiamo 50-60 GW all’anno, che nel 2050 potrebbero arrivare a 80 GW. Tenuto conto di questo, i numeri sono particolarmente importanti e danno la dimensione di quanto lavoro ci sia da fare ancora. In ogni caso, in tutti gli scenari possibili, non si può prescindere da uno sviluppo molto molto ampio del fotovoltaico. Il quale attualmente ha una potenza di 22 GW, ma deve, secondo il Politecnico, aggiungerne almeno altri 144. Speriamo che a questo improbo compito dia una mano il nuovo Decreto sulle Comunità energetiche, sulle quali torneremo presto, su queste pagine.
Il fotovoltaico dunque deve fare e farà la parte del leone, ma non basterà. Deve crescere molto anche l’eolico a terra, che deve aggiungere altri 59 GW alla produzione attuale, e l’eolico offshore, cioè in mare, che attualmente vale zero (non ci sono parchi eolici in mare, in Mediterraneo) e che dovrà invece arrivare ad almeno 17 GW. A questo si aggiungerebbero 11-12 GW prodotti da centrali a gas che userebbero le diverse forme di gas “verde” (quindi neutrale in termini di emissioni di CO2).
Vista l’importanza che il fotovoltaico ha e sempre più dovrà avere, sono interessanti anche i dati che si possono trovare, riferiti al 2018, nel rapporto della GSE (Gestore Servizi Energetici) dove si vede che la nostra regione è terza in Italia con i suoi 85.156 impianti fotovoltaici installati, dietro a Lombardia (125.250) e Veneto (114.264). Se si guardano gli impianti nelle province emiliano-romagnole, Rimini, con i suoi 6104 impianti, sembrerebbe messa male, penultima solo davanti a Piacenza. Ma attenzione, il nostro territorio è molto piccolo rispetto alle altre provincie. Infatti, se si calcola il numero di impianti per chilometro quadrato Rimini passa in testa con 7, davanti a Ravenna con 5,8 e Modena con 5,5 e tutte le altre con meno di 5. È un bel risultato, che però non deve farci cullare sugli allori, dal momento che come abbiamo visto, la strada da fare è ancora tantissima.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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