Affronte. Eolico in mare: è il momento giusto

Affronte. Eolico in mare: è il momento giusto

Dovrebbe essere abbastanza chiaro, per chi ci legge, che le soluzioni a problemi enormi e dalle mille implicazioni, come il riscaldamento globale e l’esaurimento delle risorse naturali del pianeta, non sono né semplici né facili da innescare. In ogni caso tutte devono passare dall’abbandono delle fonti fossili come nostra primaria fonte di energia. Anche perché il petrolio non durerà in eterno e dunque servono alternative, pulite e rinnovabili. In realtà serve implementarle, perché le alternative ci sono già.

Su una di queste si concentrava il report pubblicato venerdì scorso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, dedicato all’eolico offshore. Cioè ai “campi” di pale eoliche, in mare aperto. Un documento che analizza lo stato attuale, e che guarda anche alle previsioni per il prossimo futuro. Sbilanciandosi a dire che con le pale eoliche in mare si potrebbe, nel giro di una ventina di anni, coprire tutto il bisogno di elettricità del pianeta.
Non c’è dubbio che questo settore stia galoppando: nel 2010 produceva 3 GigaWatt (GW), passati a 23 GW nel 2018. L’utilizzo annuale è aumentato di quasi il 30% all’anno, superiore a qualsiasi altra fonte di energia elettrica ad eccezione del solare fotovoltaico
A metà del 2019, vi erano oltre 5500 turbine offshore sparse nei mari del mondo, collegate a 17 paesi. La parte del leone la fa proprio l’Europa con oltre l’80% della capacità eolica offshore installata a livello mondiale. 8 GW, un terzo del totale, solo nel Regno Unito e 6,5 GW in Germania, mentre Danimarca, Paesi Bassi e Belgio messi insieme contano per altri 3,6 GW. I mari del nord Europa, in effetti, si prestano benissimo per questa tecnologia, perché il vento è abbondante e l’acqua relativamente bassa.
Va detto che nel 2018 l’energia eolica offshore ha rappresentato solo lo 0,3% della fornitura globale di energia elettrica, ma raggiunge già numeri importanti nei paesi che, per condizioni morfologiche e per visione a lungo termine, hanno puntato molto su questa tecnologia. In Danimarca, nel 2018, ha fornito il 15% della produzione di elettricità, l’8% nel Regno Unito, più del doppio rispetto alla produzione di energia solare fotovoltaica, e il 3-5% in Belgio, Paesi Bassi e Germania.
Servono, ovviamente, volontà politica e grandi investimenti: secondo l’OCSE, almeno 1200 miliardi di dollari, non solo per l’installazione delle pale (il cui costo è peraltro destinato a diminuire) ma anche per realizzare le necessarie infrastrutture, cioè le reti che poi portano l’energia prodotta, a terra. E chissà che non possano essere le stesse compagnie petrolifere ad essere interessate a questi investimenti. Sempre più schiacciate da una forte richiesta di abbandono delle fossili, e che avrebbero forse già in parte competenze e strutture per “convertirsi” all’eolico offshore. Chissà.
E da noi? In Italia non abbiamo campi eolici offshore, ma proprio al largo delle coste riminesi, esiste da anni un progetto che potrebbe fare bene sperare. Si tratta di un progetto che prevede l’installazione di 50/60 turbine all’altezza della piattaforma Azalea, quindi a circa 10 miglia dalla costa (poco meno di 20 km). Un impianto che potrebbe coprire circa il 7% del consumo dell’energia di tutta la provincia di Rimini.
Ovviamente, mi pare già di sentirli, c’è chi dirà che un parco eolico in mare non va bene, perché deturpa il paesaggio. Forse è vero, anche se tutto sommato preferisco vedere, in lontananza, delle pale eoliche che una piattaforma metanifera. Io credo che un compromesso sia non solo auspicabile ma ormai necessario: una modifica del paesaggio, in cambio di energia pulita e un’efficace arma contro l’emergenza climatica. Mi pare giusto. Inoltre si può sfruttare il “valore aggiunto”. Penso a gite guidate in barca per visitare il parco eolico, a immersioni nelle aree protette che si creeranno, alla biodiversità che si sviluppa su strutture sommerse (i pali), alla possibilità di praticarvi acquacoltura di qualità. Il progetto è pronto e le prove dimostrano che il vento necessario c’è. Servono coraggio e volontà politica.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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