Affronte: Covid 19 e crisi ambientale

Affronte: Covid 19 e crisi ambientale

Secondo il rapporto che accompagna il terzo Decreto emergenza da Coronavirus del Governo italiano, questa dovrebbe essere una settimana cruciale. Nel rapporto infatti si dice che proprio in questi giorni si dovrebbe raggiungere il picco dei contagi. Quindi una settimana durissima, ancora più delle ultime, ma forse con un barlume di speranza verso la fine. Auguriamoci che sia così.
Molti in questi giorni mi hanno chiesto se ci siano collegamenti fra questa pandemia e il riscaldamento globale, o in generale con le problematiche ambientali che infliggiamo al pianeta. La risposta è decisamente sì.

Meno evidente per quanto riguarda i cambiamenti climatici, su cui comunque studi e ricerche ci diranno di più. Al momento però sappiamo che il riscaldamento globale “sposta” anche le specie animali. Specie prima confinate in certi areali trovano ora condizioni favorevoli anche in altre aree e si espandono. Alcune di queste portano con sé patologie che impattano sull’uomo. Sta succedendo con l’espansione della febbre dengue, della malaria e del vibrione del colera, fra le altre.
Il collegamento fra malattie epidemiche e lo scempio che stiamo facendo degli ecosistemi naturali è molto più evidente. Come evidente è il fatto che pur disponendo, grazie alla scienza medica, di una medicina generalmente di primordine che ha migliorato la qualità della nostra vita e l’ha anche allungata, la nostra salute e il nostro sistema immunitario sono comunque messi a dura prova dall’inquinamento, da una vita sempre meno salubre, da un distacco dalla natura sempre più marcato.
Tornando al tema Covid19 e ambiente, una considerazione, che è un dato di fatto, è interessante e comincia a darci qualche indicazione: il 70% delle Eid (Emerging Infectious Diseases, malattie infettive emergenti) deriva da un’interazione più o meno diretta fra animali selvatici o addomesticati e l’essere umano. In effetti, Covid19, Ebola, Sars, Zika, così come l’influenza H1N1 e la sindrome respiratoria medio-orientale (Mers) derivano tutte da animali. La nostra espansione sul pianeta è arrivata ovunque. Siamo entrati in ogni ecosistema possibile. Abbiamo abbattuto ogni barriera uomo-altri animali. Un esempio, fra i tanti, ha a che fare con la deforestazione. È il caso del virus Nipah, comparso in Malesia nel 1998, e probabilmente legato all’intensificarsi degli allevamenti intensivi di maiali al limite della foresta. Lì, per ottenere terreni da allevamento si è disboscato grandi aree, habitat dei pipistrelli della frutta, portatori del virus. Oggi sappiamo che sia Sars che Ebola che, con ogni probabilità, Covid19, sono da ricondursi a pipistrelli, sia cacciati che comunque conviventi con noi nelle aree metropolitane.
Contatti fra uomo e molte specie animali che prima erano praticamente impossibili, ora sono frequenti, sia perché abbiamo ridotto, o cancellato, i loro ecosistemi naturali, sia perché ce ne siamo portati dei “pezzi” a casa nostra. Parlo del commercio, spesso illegale, di specie esotiche. Il commercio, anche legale, di animali selvatici vivi e di loro parti è veicolo per vecchie e nuove zoonosi e aumenta il rischio di pandemie che possono avere grandissimi impatti sanitari, sociali ed economici su tutte le comunità coinvolte. Guarda caso il Coronavirus pare sia partito da un mercato di animali, in Cina. Il Covid19 è una zoonosi. Un virus già presente in un animale, che ha fatto il salto di specie (spillover). E succederà spesso, prepariamoci. Lo dice benissimo David Quammen, autore del libro (che oggi sta andando a ruba), “Spillover”, appunto. “Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che 1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus e 4) quando un virus effettua uno spillover, un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi.” Chiaro no?

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

Argomenti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *