Affronte. Clima: COP25, cosa aspettarsi

Affronte. Clima:  COP25,  cosa aspettarsi

E’ iniziata lunedì, a Madrid, la Cop25, una sigla che sentirete spesso nei Tg dei prossimi giorni (almeno così si spera). Di cosa si tratta? Per capirlo bene dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo, fino al 1992. In quell’anno, i governi di molti paesi di tutto il mondo, su iniziativa delle Nazioni Unite, si incontrarono a Rio de Janeiro per parlare e affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Sì, se ne parlava già allora…. A quell’incontro, valutata la portata della problematica, decisero di dare vita a una coalizione di nazioni la quale, fra le altre cose, si prese l’impegno di incontrarsi ogni anno in eventi che sono le Conferenze delle Parti, in inglese Conference Of Parties, abbreviato in COP appunto. Quest’anno a Madrid, ci si incontra per la venticinquesima volta, e dunque siamo alla COP25.

Celebri sono alcune di queste Conferenze. Quella del 1997, a Kyoto, la COP3, diede alla luce il Protocollo di Kyoto, il primo documento mondiale sul clima, seppure allora sottoscritto da pochi paesi e con impegni nemmeno così gravosi. Da quel protocollo si ritirarono quasi subito gli USA, allora il primo paese al mondo per produzione di gas a effetto serra… Passò agli annali, in negativo, anche la COP15, del 2009, dove si andò con l’intento di scrivere un nuovo, ampio e impegnativo accordo mondiale per il clima. Fu un fallimento. L’intesa non fu raggiunta e dunque niente accordo. Il colpo fu durissimo, come scrive la giornalista, scrittrice e attivista canadese Naomi Klein: “è stato il momento in cui ci siamo davvero resi conto che nessuno sarebbe venuto a salvarci”.
Con lo stesso intento si arrivò qualche anno dopo, nel 2015, a Parigi (dove chi vi scrive era presente). E stavolta, è storia nota, le cose andarono diversamente, e oggi abbiamo l’Accordo di Parigi, sottoscritto e firmato da quasi 200 paesi nel mondo. Accordo dal quale sono appena usciti gli Stati Uniti di Trump: un pessimo ricorso storico. Nell’accordo di Parigi, ne abbiamo già parlato in queste pagine, un pilastro fondamentale sono gli NDC (National Determined Contribution), e cioè gli impegni, scritti nero su bianco, dei singoli paesi con indicate quante e quali emissioni intendano tagliare, nei cinque anni successivi all’accordo stesso.
Bene, in vista della COP25 di Madrid, due cose vanno tenute molto bene presenti, riguardo agli NDC. La prima è che stanno per scadere e dunque nel 2020 tutti i paesi dovranno rinnovarli. La seconda è che, secondo gli scienziati che li analizzarono, se tutti gli impegni scritti allora saranno rispettati, la temperatura del pianeta si alzerà comunque, entro il secolo, di 2,7 gradi. Decisamente troppo e ben oltre il limite ottimale di 1,5 gradi. Quindi bisogna fare di più e di meglio.
Ed ecco dunque che gli NDC saranno inevitabilmente al centro dei dibattiti e delle negoziazioni della COP25. Perché quello che è certo è che nel 2020 alla COP26 tutti i paesi dovranno presentare quelli nuovi, che devono essere più ambiziosi di quelli vecchi. Ma non esiste nessun meccanismo vincolante, né procedura stabilita per arrivare a questo. Quanto ambiziosi devono essere i nuovi impegni dei singoli paesi? E come vincolare i paesi a scriverli nella giusta maniera prima, e a rispettarli poi?
Alla COP25 ci si aspetta quindi un intenso lavoro da parte dei negoziatori per garantire che entro il 2020 ogni stato presenti il proprio NDC potenziato e nei termini prestabiliti, e per stabilire e finalizzare le regole per uniformare tali contributi (al momento, per dire, non si sa nemmeno se i nuovi target dovranno coprire un periodo di 5 o di 10 anni). Non è l’unico tema sul tavolo di negoziazione ma è sicuramente il più pressante e significativo e nasce sotto minacciose nubi nere. Alla conferenza di New York di due mesi fa infatti, solo piccoli stati insulari (che temono di andare sott’acqua) e altri paesi in via di sviluppo hanno già detto che aumenteranno l’ambizione dei loro NDCs. E gli altri? Incrociamo le dita.

*Naturalista e Divulgatore scientifico – ex europarlamentare

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