Ravenna, affida la casa a un’agenzia per venderla e se la ritrova occupata

Ottantuno anni, pensionata, vedova da oltre vent’anni. Pensava che con la vendita di quella che era stata la casa di famiglia avrebbe finalmente potuto avere una vecchiaia tranquilla. E invece ora quell’appartamento in via Grado, dopo averlo affidato a un’agenzia, non solo non riesce a venderlo, ma suo malgrado se lo ritrova occupato da una famiglia di giovani diventati da poche settimane anche genitori. E sull’anziana, come se non bastasse, ora ricadono persino i costi delle spese condominiali.

Una vicenda dai tratti kafkiani quella che vede protagonista una donna ravennate la cui battaglia ora viene portata avanti dal figlio: il 45enne Francesco Nacinovich. «La casa doveva essere venduta per farle passare serenamente gli anni della vecchiaia – racconta – ma ora il risultato è che praticamente non parla più e passa le sue giornate nel dolore perché qualcuno occupa un immobile di sua proprietà».

La vicenda parte nell’estate del 2022, quando Nacinovich affida la compravendita a un’agenzia immobiliare a cui si era già rivolto in passato: «Dopo poco – spiega – l’agenzia mi ha detto che era tutto a posto, che c’era un acquirente e che aveva il mutuo già autorizzato da una banca. E così, forte di quelle rassicurazioni, ho consegnato le chiavi lo scorso 1 settembre».

Nell’appartamento entra una coppia di origini ghanesi con un figlio in arrivo, ma i mesi passano «e a novembre – prosegue Nacinovich – non ci era ancora stata comunicata la data per il rogito, quindi ho iniziato a presentare delle rimostranze». Lamentele che sono andate in crescendo, perché il 45enne inizia a sospettare che la coppia di nuovi inquilini non abbia mai avuto accesso al mutuo così come gli era stato assicurato: «E questo – spiega – purtroppo mi è stato confermato dal socio dell’agenzia che si occupa delle parti relative ai mutui, ma solo il 22 dicembre». E tutto ciò, dopo che era stata firmata una proposta di acquisto in cui si fissava la data ultima per il rogito al 30 dicembre: «Nel caso in cui l’acquisto non fosse andato a buon fine entro quel termine – sottolinea Nacinovich – era prevista la perdita della caparra da 3.500 euro complessivi».

Proprio quello che è successo, secondo il 45enne, per il quale «oltre al danno c’è però la beffa, perché l’amministratore mi ha anche presentato le spese condominiali, oltre 1.100 euro, che mia madre pensava di non dover più pagare».

La storia, però, non finisce qui, perché a subentrare è anche il Sunia Cgil, a cui il nuovo “inquilino” dell’appartamento di via Grado si sarebbe rivolto: «Sono stato chiamato – riferisce il figlio dell’anziana proprietaria – e mi è stato detto che avrei dovuto pagare proprio io le spese condominiali perché avevo preso la caparra da 3.500 euro. Ma io la ritengo persa, perché nella proposta di acquisto era vincolata alla realizzazione dell’affare, che però non è andato in porto visto che manca il mutuo».

Di sicuro però al momento c’è solo una cosa: quell’immobile ora è occupato da una famiglia che non potrà comprarlo e che non ha nemmeno più un contratto di affitto. «Io sono allibito da questa situazione – afferma il figlio della donna – e mia madre ancora di più. Da quando ha saputo quello che ha detto il Sunia sul pagamento delle spese condominiali, non dorme la notte perché non vuole pesare economicamente sui figli».

Possibile che non vi sia una soluzione per risolvere il rompicapo? «Chi doveva controllare prima che questa persona mi entrasse in casa? – si domanda il 45enne -. Tra chi ha detto che non si interessa di questa vicenda e chi ha assunto un atteggiamento da azzeccagarbugli, gli unici che mi hanno dato riscontro sono stati i carabinieri: per loro mia madre ha il pieno diritto di ritornare in quell’appartamento, visto che non solo è sua proprietà, ma figura anche come indirizzo di residenza e prima casa».

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