Affetti collaterali: prendere spazio e rispetto

Dall’esterno siamo una coppia che tutti invidiano. Siamo insieme da più di 15 anni, mio marito è molto più grande di me e abbiamo due gemelli di 11 anni. Io lavoro part time e seguo i bambini, ma più passa il tempo e più mi accorgo che la dinamica che abbiamo messo in atto è quella di padre e figlia.

Quando ho incontrato lui mi sono sentita protetta, un docente universitario, stimato, affascinante. Mi pareva impossibile si interessasse a me. Credo che lui mi voglia bene sinceramente e come può, ma non mi supporta mai nelle mie iniziative o nelle mie fatiche.

Quello che concerne lui, che sia il lavoro, gli amici o anche quello che vuole a cena, è tutto importantissimo, quello che penso io sembra il capriccio di una ragazzina. Ultimamente ho iniziato un’attività di volontariato con delle amiche e mai una volta mi ha chiesto come andasse. Se ne parlo io a metà discorso prende a dire cose sue, non polemicamente, ma come se io nemmeno parlassi.

In questo periodo di isolamento in cui tutti e quattro dobbiamo stare a casa insieme questa situazione mi pare pesantissima.

Annalisa

Catia Donini

Cara amica, il tema dell’invisibilità coniugale è diffusissimo. Si parte con le migliori intenzioni, innamorati, complici, poi passano gli anni e uno dei dei due partner -o entrambi- a un certo punto diventa trasparente.

Una lettrice mi raccontava di avere provato a inserire nei discorsi fatti al marito, durante pranzi e cene, ragionamenti palesemente assurdi e delle parole a caso. Lui ha continuato a masticare la tagliatella e annuire partecipe con lo sguardo della mucca al passaggio a livello.

Lei racconta di una coppia perfetta agli occhi del mondo, ma questa dinamica sghemba può portare a crepe profonde.

Avete impostato il rapporto così e magari suo marito si trova a suo agio nella dimensione del mentore, della guida: anche dal punto di vista professionale in fondo ha scelto quel ruolo. Dall’essere paterno all’essere paternalistico è un soffio.

Se lei non si sente mai sostenuta, né davvero ascoltata o capita bisogna fare qualcosa: non dice quanti anni avete, ma a meno che lui non sia Matusalemme vale la la pena mettere le carte in tavola. Noi donne già arranchiamo appresso ad un’autostima non semplice, se nemmeno chi ci sta vicino e ci ama ci sostiene emotivamente è davvero dura. Poi (chiosa ormai di tutte le risposte alle vostre mail recenti) la convivenza 24 ore al dì amplifica e disastra tutto per cui calma e sangue freddo, ma la prossima volta in cui lui la interrompe a metà discorso colga la palla al balzo per aprire un confronto. E non si scoraggi: probabilmente al primo “Scusa, stavo parlando io, vorrei finire il discorso” lui la guarderà stranito come se avesse roteato la testa in stile esorcista, ma lei sorrida e vada avanti. E continui a prendere spazio, ed esigere rispetto.

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