Affetti collaterali: lui, lei e i contatti cancellati

Affetti collaterali: lui, lei e i contatti cancellati

“Affetti collaterali” trova il modo di arrivare da me. Lo fa quasi sempre con le vostre mail, i vostri racconti, le confidenze. Lo fa anche a domicilio, mentre sono impegnata a fare altro. Oggi, invece della consueta lettera con annessa risposta, parliamo di un fatto realmente accaduto. Perché l’Ammmmore è ovunque.

Catia Donini

Ero seduta al bar, con un caffè davanti. Sul tavolino, dopo aver spulciato i giornali, mi aspettava la pila di documenti da sistemare per la commercialista. Con la stessa scoppiettante gioia di vivere del gatto che si accorge che lo stanno portando dal veterinario, mi appresto al compito quando arriva un cliente, che brandisce un cellulare. Chiede se può metterlo in carica e per fare ciò si inserisce nel pertugio alle mie spalle, dove si accomoda precariamente: tutto ciò vicino, molto vicino a me, talmente vicino che – per capirci – se mi metto a posto il ciuffo con movimento alla Carrà, finisco per dargli una testata. Una premessa: il lui è un 40enne, non molto in forma, vestito come se si fosse lanciato nell’armadio dopo essersi cosparso di colla, con una bandana in testa. Diciamo che in una scala in cui si va da 0 a 10 e il 10 è Jason Momoa, qui non arriviamo a 2 nemmeno per spirito natalizio.
Il signore si mette a telefonare, e subito cala le carte. Alla sua lei dice che non sa più cosa fare, che le ha provate tutte. In diretta dal mio padiglione auricolare veniamo a sapere che le ha dato la password dello smartphone, che è “amoreamore” (per completezza di informazione, lui asserisce che è un omaggio a lei e al sentimento che li lega). Lei al momento, pare di capire, ha tra le mani l’oggetto incriminato (mentre lui è costretto a chiamarla con un cellulare del pleistocene che si scarica ogni 400 metri costringendolo a entrare in ogni bar): e sta cancellando tutti i contatti dalla rubrica di lui. Per essere precisi, cancella i contatti di quelle che individua come donne di facili costumi (in assonanza con “pagnotte”), quelle sfacciate che mettono sempre likes ai social di lui. Lui supplica, piange e, continuando a implorare sul mio coppetto, chiede che vengano risparmiate dalla furia cancellatrice almeno le foto dei figli (di lui, non di lei) e il contatto di (testuale) “la mia cugina di primo grado, quella che le voglio tanto bene” (segue concitato scambio di esclamazioni, al che lui risponde che no, il cognome della cugina non lo ricorda, e per fortuna che era di primo grado e che le era affezionato, ndr).
Si è fatta una certa, io devo andare, ma piange il cuore a lasciare a metà questa bella storia d’amore, di rispetto e fiducia. Appena mi alzo lui, con dinamismo inaspettato, balza al mio posto e riprende a negoziare con “amore amore” sul numero di contatti da polverizzare. Chissà se lei sta eliminando anche tutti i vari Jessico, Vanesso, Moiro: a naso, lui mi sembra un po’ quel tipo di uomo lì.

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