Affetti collaterali: amore & pandemia

Affetti collaterali: amore & pandemia

In questo periodo così particolare e difficile so che non dovrei lamentarmi per cose che sembrano di poco conto, ma ho bisogno di sfogarmi. Con questa storia dell’epidemia siamo sempre in casa, io e il mio compagno. Io ho 35 anni e lui 10 di più, non siamo dei vecchi, almeno non direi dal punto di vista anagrafico. Non abbiamo nemmeno un cane da portare a passeggio (il nostro Lucky è morto l’anno scorso). Fisicamente stiamo bene e non ci manca niente, ma lui si lamenta tutto il giorno.
Un po’ sarà che è un tipo ansioso, un po’ che di solito lavorando passiamo insieme solo le serate e i weekend, ma io non lo sopporto più. Non dico che debba essere allegro e spensierato, il disastro che sta succedendo lo vediamo tutti, ma non capisco come il ripetere in continuazione che c’è una catastrofe in atto, che la vita è uno schifo brontolando come una pentola di fagioli 24 ore su 24 possa migliorare la situazione.
Io cerco di guardare film in TV, leggere, mettere musica, lui spegne tutto, si lascia cadere sul divano o sul letto e inizia la litania. Aiutatemi.
Ida

Affetti collaterali: amore & pandemia
Catia Donini

Cara amica, purtroppo non possiamo nemmeno mandare a domicilio una task force di “distrattori” che possano rendere un po’ meno tremendo il suo isolamento, viste le restrizioni in atto. Se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, secondo me è altrettanto vero che la sostanza di cui siamo fatti si palesa nelle situazioni di emergenza. E quello che vede Lei è, purtroppo, un uomo lagnoso, apatico, che non riesce ad occupare il proprio tempo in questo frangente in modo costruttivo (e fin qui…) e mal tollera che Lei provi a farlo.
In una puntata di una sitcom USA (titolo italiano “La vita secondo Jim”) il protagonista racconta che quando la moglie Cheryl inizia a parlare di “cose da donne” lui sospende ogni attività cerebrale e sente il rumore del mare nelle orecchie. Fino alla fine di questa pseudoquarantena che ci tocca (giustamente), provi a ricorrere a espedienti del genere: lui parla del virus, della vita schifa (come direbbe il giovane Holden) e simili? Lei annuisca e pensi ai rumori del vento, dell’acqua, dei Led Zeppelin o di qualsiasi cosa riempia la testa.
Riguardo la televisione o la musica, non esiste che lui spenga per avere i riflettori su di sé nella magnificenza delle sue lamentazioni. Gli consenta 5 minuti di lagne dopo pranzo e 5 dopo cena, poi liberi tutti.
Tenga duro, queste convivenze full time forzate sono estenuanti per tutti. Poi, passata la crisi sanitaria, veda un po’ come va: lui non mi sembra un campione di altruismo, però sai mai, magari ha un sacco di altre qualità.

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