Aeroporto, la guerra mette a rischio 300mila passeggeri

La guerra fra Russia e Ucraina rischia di presentare un conto molto salato all’aeroporto “Fellini”: 300mila passeggeri che potrebbero rimanere solo sulla carta. L’amministratore delegato di Airiminum, Leonardo Corbucci, guida un tour fra i cantieri aperti da qualche giorno nell’area di volo (all’interno e all’esterno) e fa un po’ il punto della situazione: 24 milioni di migliorie, fine lavori prevista per il 21 marzo, stesso giorno in cui è atteso un aereo da Varsavia.

Tra la spiegazione di una miglioria e l’altra, Corbucci quantifica il costo della crisi russa. «Quest’anno erano stati attivati 10 voli a settimana dall’Ucraina e altri 40 dalla Russia: 300mila passeggeri solo nel 2022».

E per fare capire meglio la situazione, l’amministratore delegato rammenta che si sarebbero eguagliati i numeri del 2019, una specie di «record italiano», «se non ci fosse stata la guerra avremmo portato a Rimini un numero di turisti russi mai visto». Tutto ciò in attesa di annunciare la collaborazione con una delle «più importanti compagnie aeree di Mosca pronta a venire a Rimini, spero che questa tragedia finisca subito».

A questo proposito, Corbucci spiega che le vere vittime del conflitto sono gli «ucraini e i russi», due «popolazioni che stanno soffrendo», mentre albergatori e operatori turistici riminesi «non vedono l’ora che tornino i passeggeri e i turisti».

Giusto per capire meglio, l’amministratore ricorda che negli ultimi tre anni l’aeroporto è stato vuoto (per pandemia) e proprio ora che le cose potevano migliorare, ecco la guerra. «I nostri primi mercati sono Russia, Ucraina e Polonia, ma siamo ancora qua a parlare di futuro. Nel 2019 abbiamo avuto 400mila passeggeri», nel 2020 potevano essere 600mila e nel 2023 «avremo numeri veramente grandi».

“Stiamo lavorando”

Nel suo tour nell’area di arrivo e decollo del “Fellini”, Corbucci riassume lo stato dell’arte, dalla nuova piazzola al sistema di controllo dei voli, alle curve delle piste da allargare, fino agli spazi di sicurezza (150 metri) lato sud e lato nord per adeguarsi alle nuove normative europee.

Fra le opere preventive, l’amministratore delegato rimarca la bonifica bellica («mai eseguita da nessuno») che ha portato alla scoperta di «ordigni di tracciamento della seconda guerra mondiale, «rimossi grazie all’opera degli artificieri».

“Qua nessuno ci ama”

L’incontro all’aeroporto diventa pure l’occasione per lanciare un paio di messaggi. Corbucci parte dal caso della capriola (altro articolo a pagina 13) per la quale ha ricevuto migliaia di mail di insulti e proteste. Il tenore: se deve morire meglio che chiuda lo scalo.

Invece? «Chi non vuole bene al Fellini non vuole bene al territorio – spiega -. Dopo otto anni questa società di gestione (Airiminum) un po’ di simpatia se l’è conquistata».

Non solo. «Questo è l’ottavo anno che non assorbiamo un euro di contributo pubblico» a differenza di altri scali, «noi invece zero». È però in corso un piano di sviluppo da 24 milioni (12 dei quali dalla Regione), ma per il momento non è arrivato nulla e «fra 60-90 giorni dobbiamo pagare le ditte», forse a «fine marzo avremo una convenzione con l’Emilia Romagna in cui si stabilisce che i primi 3 milioni saranno coperti dalla Regione», questo «per dire che finora è tutto pagato da noi».

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