Adriatico, a Ravenna incontro tra Egidio Ivetic e Fabio Fiori

Anticipiamo una parte dell’intervento di Fabio Fiori, che dialogherà con lo storico Egidio Ivetic, nell’incontro pubblico “Adriatico/Jadran mare d’Europa. Un dialogo tra passato e presente”.L’iniziativa, proposta nell’ambito del Festival ItineRA 2021 www.trailromagna.eu , si terrà sabato 2 ottobre 2021, ore 21:00, nei nuovi spazi del Mercato Coperto di Ravenna.

DI FABIO FIORI

L’Adriatico è uno spazio poetico canta Vasco Brondi. L’Adriatico è il mare dell’intimità ci ha insegnato Predrag Matvejevic. L’Adriatico è un amore difficile, perciò ancor più appassionante, dico io. Perché gli amori difficili, quelli che ci fanno soffrire, ci costringono a un violento corpo a corpo, mettono in crisi le nostre certezze, aiutano a crescere, sono indimenticabili. E difficili possono anche essere gli amori geografici, le nostre relazioni, carnali e culturali, con gli ambienti abitati, attraversati o sognati.

Un mare e la sua civiltà

Ma l’Adriatico è anche uno spazio politico, un mare strategico, un amore civile. Perciò l’Adriatico era ed è geo-politicamente strategico, per le città e le regioni che si affacciano, per tutti gli attori impegnati, in sinergia o in competizione, sul versante politico ed economico: energetico, commerciale, turistico, immobiliare. Perché il mare non sia solo un confine, una miniera, una autostrada, uno sfondo o, ancor peggio, un’invisibile discarica o un’appetibile speculazione, è necessario un investimento altrettanto importante in termini ambientali, culturali e sociali. Perché gli spazi si trasformino in luoghi è necessario un investimento emotivo. L’Adriatico va studiato e conosciuto, per maturare la consapevolezza che «è lo spazio non dell’uniformità bensì dell’incontro tra diversità», scrive Egidio Ivetic nel suo fondamentale “Storia dell’Adriatico. Un mare e la sua civiltà”, uscito nel 2019 per i tipi de Il Mulino.

Come ogni grande ambiente naturale, insieme a un percorso intellettuale va promossa e sostenuta, visto che ci sono già importanti iniziative, una scoperta esperienziale, che si può sostanziare con le pratiche del cammino, della vela, del nuoto, del remo e di tutte quelle attività di relazione sensoriale con l’acqua salata, con il vento, con un orizzonte di libertà. L’Adriatico è la nostra foresta blu, un enorme spazio naturale, una riserva ambientale fondamentale per la qualità del vivere lungo le rive, per la ricerca di selvatichezza di chi questi luoghi li abita, sempre o saltuariamente. Residenti e ospiti dovrebbero fare comunità, a prescindere dai ruoli, dalla provenienza, dall’anagrafica o dallo status. Le rive urbane sono una meravigliosa frontiera, da attraversare per imbastire una relazione profonda con il nostro mare quotidiano.

Buon vivere e waterfront

Il buon vivere lungo le rive non è solo una questione di waterfront, ma anche e soprattutto di watersoul. In nessuna città potrà dirsi ben realizzato un lungomare se non si lavorerà per rifondare un’anima del mare. Fondamentali sono le riqualificazioni urbane, ma altrettanto indispensabili sono gli investimenti nella scuola, nella cultura, nell’educazione, per rivelare la straordinarietà adriatica, parte di una più grande mediterraneità. Storicamente esistono piazze e strade perfettamente dialoganti con il mare e molti interventi recenti vanno nella stessa direzione, in chiave contemporanea. Più difficile è invece mantenere viva e attualizzare un’anima del mare, una sensibilità marina, che va ripensata, declinandola alle necessità di oggi, con una attenzione particolare all’ambiente, alla cultura, all’integrazione.

Consapevoli che il Mediterraneo non è solo una cartolina, un post o una story luminosa, ma un mare di cui non si possono tralasciare le difficoltà e i drammi, passati e presenti, altrettanto luttuosi e inquietanti. L’Adriatico, che pone in sé tutti i problemi impliciti nello studio del Mediterraneo, usando le parole di Fernand Braudel, offre una straordinaria opportunità per ripensare, riorganizzare e sperimentare una convivenza sovranazionale, ecologica e multiculturale. Insomma un Adriatico mare d’Europa che, constatiamo amaramente, oggi ancora non lo è neanche politicamente.

Più di un medium

Solo in questo modo si supereranno incomprensioni, conflitti e problemi, prendendo consapevolezza che «ci sarebbe una storia culturale attorno alla quale l’Adriatico rivela la sua unitarietà. Il mare diventa così qualcosa di più di un medium territoriale», ribadisce Egidio Ivetic. Un Adriatico che è la nostra foresta blu, dove perdersi ogni giorno, da vivere e difendere. Perché una camminata lungo le sue rive o una nuotata nelle sue acque è per noi la gioia quotidiana, felicità selvatica; esercizi indispensabili per la nostra anima del mare.

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