Adolescenti in pandemia: le esperienze negate e i loro effetti

Il corpo che cambia, uno sviluppo fisico che spesso non procede di pari passo con quello mentale e psichico; il desiderio di fare nuove amicizie, di entrare a far parte di un gruppo; il bisogno di allontanarsi dai propri genitori, proprio per agevolare la crescita che passa per un processo di individuazione. Sono queste alcune delle caratteristiche di una fase critica della vita di una persona: l’adolescenza. Ma che cosa accade se questa si verifica in un momento particolare come quello che stiamo vivendo? Lo chiediamo a Francesco Rasponi, psicologo e psicoterapeuta, esperto in adolescenza e dipendenze tecnologiche.

Dottore, la pandemia e i vari lockdown hanno influito sullo sviluppo degli adolescenti?

«Certo, ma come abbiano influito lo stiamo ancora cercando di capire. Di certo l’impatto c’è stato. Negli ultimi due anni, abbiamo vissuto un evento stressante che è diventato cronico. La pandemia ci ha costretto a rivedere le nostre abitudini. Molti ragazzini sono cresciuti all’interno delle loro stanze, a contatto con uno strumento tecnologico. L’adolescenza è il periodo in cui si sta tanto tempo fuori casa, è il momento dei primi amori, dei primi baci: esperienze che a molti di loro sono state impedite. Nel frattempo sono venute meno anche tutte quelle opportunità per appropriarsi di quegli strumenti che ci servono per stare in relazione con gli altri, pari e adulti. Certo, il confronto con le tecnologie ci ha aiutato tanto, ma ora molti adolescenti sono più fragili e chi lo era già prima, adesso lo è ancora di più».

Ora che, anche se a singhiozzi, si è tornati a scuola e alle varie attività pomeridiane, quali criticità permangono?

«Sembra essere rimasta una certa confusione, un senso di smarrimento e di vuoto, ai quali si aggiungono spesso rabbia e sfiducia rispetto alle proprie possibilità e, in generale, nei confronti del futuro. Si sono perse alcune competenze utili per affrontare le sfide del quotidiano come andare a scuola, incontrare e confrontarsi con gli altri. Anche là dove tutto ciò non si traduce in un disagio psichico, permane comunque una certa difficoltà nell’affrontare il quotidiano. È come se si fosse persa l’abitudine di vivere. A creare più difficoltà sono il senso di competizione che molti di loro percepiscono in alcuni ambienti come quello scolastico e sportivo, che nonostante la pandemia non sono diminuiti, anzi. Esiste un modello educativo che ci esorta a stare al passo con i tempi, a essere belli, bravi, performativi, mentre molti di loro non si sentono all’altezza e riportano vissuti di vergogna e di imbarazzo».

Ma non per tutti è stato così, vero?

«Certo, siamo abituati a parlare dei giovani in termini negativi, mentre molti hanno dimostrato tenacia, resistenza, altruismo, un approccio attivo in un periodo faticoso e pieno di sfide. Alcuni hanno tirato fuori nuove capacità e strategie. Sono stati capaci di fronteggiare la situazione con impegno e tenacia. Pensiamo a tutti quei giovani dediti al tema dell’ambiente o a quanti scelgono di fare del volontariato».

E invece i genitori come hanno reagito al cambiamento dei propri figli?

Anche molti di loro sono confusi e destabilizzati. Nella migliore delle ipotesi, hanno assistito all’esordio adolescenziale del proprio figlio in un contesto di smart working. Fanno fatica a capire e a contestualizzare le dinamiche che si sono venute a creare in famiglia. Si chiedono se quei cambiamenti di umore, quel mutismo, quelle porte sempre chiuse alla ricerca di privacy siano da imputare alla crescita oppure al Covid. Spesso non sanno leggere la situazione, oscillano tra chiudere un occhio o preoccuparsi e si assiste a genitori che sembrano non curarsi di quanto fanno i figli ad altri iperansiosi e apprensivi».

Che cosa si può fare per aiutare i ragazzi e le famiglie a superare questa fase in un momento così particolare?

Dove c’è un adolescente deve esserci anche un adulto presente. Ma “esserci” vuol dire essere robusti, non cedere alla depressione pandemica, essere in grado di proporre attività, avere un atteggiamento costruttivo. Dobbiamo mettere i nostri ragazzi nella condizione di recuperare la fiducia e la voglia di costruire il proprio futuro».

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