RAVENNA. E’ scomparso nella serata di sabato, all’età di 95 anni, Ulisse Bezzi. Le sue fotografie – una passione coltivata tutta la vita e portata avanti in parallelo al duro lavoro nei campi, in quelle campagne di San Pietro in Vincoli in cui era nato e cresciuto – hanno girato l’Italia e diversi Paesi del mondo, ottenendo numerosi premi e menzioni nei concorsi nazionali e internazionali, finendo esposte anche in svariati musei. Un talento riconosciuto da tanti addetti ai lavori, dai conoscenti iscritti ai circoli fotografici del territorio, ma anche da quegli amici di paese che sapevano delle sue trasferte notturne con la macchina fotografica, affrontate dopo la giornata di lavoro . La sua notorietà verso il grande pubblico è tuttavia arrivata tardi. A fare da volano, nel 2015 è stato uno dei più noti galleristi di New York, Keith De Lellis, patron di un vero e proprio Olimpo della fotografia nel cuore di Manhattan, che nel corso di un tour nel Bel Paese in cerca di scatti per la sua galleria, lo contattò mostrandosi interessato ad acquistare alcune sue stampe. Nell’ottobre di quell’anno un corposo numero di fotografie firmate da Bezzi prese il volo per la Grande Mela, in vista dell’esposizione “The Good Earth” dedicata al paesaggio italiano del secondo dopoguerra.

Ma al di là della favola sulla figura un po’ naif del “contadino-fotografo”, la storia e la produzione di Ulisse Bezzi ha aperto una riflessione di certo più profonda, ampiamente trattata nel 2016 dal SIFest di Savignano, uno fra i più importanti festival italiani del settore. E l’anno successivo anche Ravenna gli ha dedicato la prima retrospettiva, “Il respiro del tempo. Le fotografie di Ulisse Bezzi” all’interno della galleria PR2, con la curatela di Alessandra Mauro.
Bezzi lascia la moglie, Giulia, il figlio Pietro e il nipote Giovanni. Martedì l’ultimo saluto.

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