Addio a Tonino, l’ultimo calzolaio di Cervia

Addio a Tonino, l'ultimo calzolaio di Cervia

CERVIA. È morto a 91 anni l’ultimo calzolaio di Cervia, l’artista delle risuolature e delle riparazioni impossibili. Tutti lo chiamavano “Tonino il calzolaio” – di cognome faceva Lacchini ma quello era solo per l’anagrafe – e aveva iniziato il mestiere a soli 10 anni, nella bottega di Castiglione di Cervia denominata “da Maroc”.
Correva il 1938 – in pieno Ventennio –, per la città sfilavano i gagliardetti fascisti, erano già nati il primo stabilimento balneare e il Grand hotel, ma soprattutto il Mare e Pineta. Il turismo, però, poteva contare ancora su poche attività. Finita la guerra il ragazzo di bottega si avviava a diventare uomo, e alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Cervia, dove nel frattempo stava per esplodere il fenomeno vacanziero. Il numero degli alberghi si apprestava a raggiungere la fatidica quota 200, le presenze superavano il milione.
Tonino, inebriato da questo clima effervescente, si fece coinvolgere; e aprì la propria bottega di calzolaio in viale dei Mille. Gli affari andavano bene, quel ciabattino partito dal forese con ancora i calzoni corti aveva l’oro nelle mani, e poteva guardare al futuro con qualche ambizione in più. Tanto che, con la moglie Elsa, aprì poi un negozio di scarpe che ha condotto per oltre 40 anni. Nel 2002, quando tutto stava cambiando e l’euro aveva sostituto la vecchia lira, Tonino decise però che era arrivato il momento di investire nel centro storico. Si trasferì quindi nella circonvallazione Sacchetti, aprendo l’ennesima attività di calzolaio, che ha mantenuto fino al 2015.
Entrare in quella superstite bottega era come fare un salto indietro nel tempo, proiettati nell’epoca del cuoio vero, della colla intrisa nelle mura e dei chiodi piantati sapientemente con il martelletto.
Lui lavorava a testa bassa, senza però lesinare un saluto affettuoso ai suoi clienti, e magari imbastire qualche discussione sulla sua amata Juve. A 87 anni, ormai pago di un impegno che ha spesso sfiorato la passione – ma anche stanco per avere dato tutto –, Tonino ha quindi deciso di ritirarsi nel mondo dei ricordi. E quelli, forse, lo hanno tenuto vivo negli ultimi anni, quando ancora continuava a comprare tutti i giorni La Stampa e odiava le scarpe scalcagnate.

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