Addio bella Lollo: quell’incontro mancato con Fellini

La bersagliera e la fata turchina. Ma anche semplicemente Lolo, per i francesi, che diventa plurale e nome comune (lolos) sinonimo di tette («elle a des gros lolos», e vabbé). Addio a Gina Lollobrigida, regina dell’epoca delle maggiorate. Morta ieri mattina all’età di 95 anni. Era nata il 4 luglio del 1927 a Subiaco.

Al cinema debutta dopo avere fatto fotoromanzi ma anche essersi destreggiata nelle caricature mentre frequentava l’Istituto di Belle Arti a Roma prima ancora della Liberazione. Nel 1947 arriva terza al concorso di Miss Italia vinto da Lucia Bosé e le si apre la strada per il cinema lavorando per registi come Luigi Zampa, il Lizzani di Achtung banditi! dove fa la parte di una partigiana, ma anche per il Monicelli di Vita da cani, pellicola che rivaleggia con Luci del varietà della coppia Lattuada e Fellini e dove la Lollobrigida ha la parte dell’aspirante soubrette che nel film rivale è interpretata da Carla Del Poggio (l’altra protagonista femminile è Giulietta Masina).

Con Fanfan La Tulipe, film francese diretto da Gerard Philippe (1952, Orso d’argento a Berlino) arriva il successo. Lavora con registi quali René Clair, Alessandro Blasetti (nell’episodio Il processo di Frine della pellicola Altri tempi, al fianco di Vittorio De Sica), Steno, Mario Soldati. Entra nell’immaginario degli italiani nei panni della bersagliera, recitando in coppia con De Sica in Pane amore e gelosia e Pane amore e fantasia diretta da Luigi Comencini ma rifiuta il terzo capitolo della trilogia (Pane amore e…) dove viene sostituita da Sofia Loren. Negli anni Cinquanta è all’apice del successo anche internazionale dove si impone il suo modello di bellezza e dove la troviamo recitare accanto ai grandi divi del cinema statunitense: Burt Lancaster, Tony Curtis, Antony Queen, Frank Sinatra e Steve McQueen. Per il film La donna più bella del mondo di Robert Z. Leonard, dove interpretando la vita della soprano Lina Cavalieri, dà anche sfoggio delle proprie doti canore, vince nel 1956 il primo David di Donatello (sette in totale quelli ottenuti nel corso della carriera).

Fellini, l’incontro mancato

Con Federico Fellini avrebbe invece potuto interpretare il ruolo della fidanzata di Marcello Mastroianni ne La dolce vita. Lo rivelò lei stessa affermando di avere saputo solo dopo una decina d’anni dall’uscita del film (1960) che il marito Milko Skofic (col quale ebbe nel 1957 il figlio Milko e dal quale divorziò nel 1971) le aveva nascosto il copione giudicandolo non adatto a lei. Chissà se la vicenda influì sulla decisione di divorziare.

Il rapporto con la Romagna

La “Lollo” non poteva non arrivare sulla riviera romagnola, calamita per ogni genere di star in particolare nei ruggenti anni Sessanta. Nell’agosto del 1967 è infatti tra gli ospiti della decima edizione del Gran Premio Riccione per il mondo dello spettacolo, ovvero il Premio Riccione ideato da Bepi Savioli insieme al press agent Renato Morazzani. Un «premio alla personalità», ci informa un cinegiornale dell’epoca. La Lollo viene premiata nel corso di una serata al dancing Savioli insieme a un parterre di divi tra cui Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Rita Pavone e il marito Teddy Reno, il regista Gillo Pontecorvo e il produttore Angelo Rizzoli.

Nella Perla Verde torna nel 2004 per inaugurare la passeggiata delle star, tra viale Ceccarini e il Palazzo dei Congressi, dove lascia il calco delle proprie mani. Nel 2018 tocca invece a Hollywood dedicarle una stella sulla celebre Walk of Fame. «Le mie mani valgono, sono mani d’artista, mani di scultrice», aveva sostenuto arrivando nel salotto riccionese.

«Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di un’artista di livello assoluto – dice oggi la sindaca Daniela Angelini –. Riccione le voleva bene e lei ha voluto bene a Riccione». In città Lollobrigida era stata anche a metà degli anni Novanta per «fotografare i delfini – aveva ricordato in un’intervista al Corriere Romagna –, fu un lavoro immane, anni e anni di sforzi che sfociarono in un libro, Magica innocenza, un documento fotografico che mostra bimbi e animali denso di poesia surreale. Di quelle immagini sono orgogliosa».

L’eccessiva notorietà le impediva però di concedersi delle vere vacanze in Riviera. «La notorietà ti mette dentro a una gabbia – osservava – e la gente ti guarda come se fossi un animale particolare».

Dalla ribalta, dalle luci dello spettacolo, Gina Lollobrigida si era di fatto ritirata sin dagli anni Settanta per dedicarsi all’arte e alla fotografia, non senza lasciare un’altra indimenticabile immagine di sé interpretando la fata turchina nel Pinocchio televisivo di Luigi Comencini (1972). Curiosa invece la sua partecipazione, in quello stesso anno, al film Un ospite gradito… per mia moglie del regista polacco Jerzy Skolimowski, conosciuto fino ad oggi quasi esclusivamente al pubblico dei cinefili: è il regista del recente Eo, storia di un’asino premiata a Cannes con il premio della giuria. Nel 1986 la Lollo era però apparsa in alcuni episodi della serie tv Love Boat, mentre nel 1988 aveva preso parte alla miniserie La romana, dal romanzo di Alberto Moravia dal quale era stato tratto anche il film del 1954 di Luigi Zampa di cui era stata protagonista.

In Procura a Forlì

Sempre elegantissima, nel 2013, all’età di 85 anni, Gina Lollobrigida era venuta in Romagna anche per una vicenda giudiziaria. A fine gennaio di quell’anno, si era infatti presentata in Procura a Forlì dove era stata a colloquio con il procuratore per denunciare un artigiano forlivese nell’ambito di un contenzioso che l’attrice aveva avviato con la marca Swarovsky in seguito alla commercializzazione di una scultura, “Le colonne di San Pietro”, da lei stessa disegnata.

Commendatrice di San Marino

Nel 2006 Gina Lollobrigida era stata omaggiata anche dalla Repubblica di San Marino che le aveva conferito l’onorificenza di commendatore dell’Ordine equestre di Sant’Agata e dedicato una serie di francobolli.

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