Addio Amos Piccini, grande vecchio del teatro dialettale riminese

È morto all’età di 96 anni Amos Piccini (6 marzo 1926), uno dei “grandi vecchi” del teatro dialettale riminese, ma autore di numerosi testi anche in italiano a partire dal secondo dopoguerra. Autore di una ventina di commedie e numerosi sketch umoristici, nel 1978 aveva fondato la compagnia Sipario Aperto. Aveva all’attivo decine di libri, in italiano e in dialetto, in cui raccontava «con grande humour vizi e virtù dei riminesi», come scriveva Paolo Zaghini su Chiamami città. Esperienza poi narrata nel 1994 nel volume “Io … e Sipario Aperto” (editore Giusti). «Io – diceva di sé – sono solo un modesto affabulatore, che riesce a ridersi addosso e cerca di far sorridere anche gli altri». Un modo, forse, per evadere dalla routine del lavoro di ragioniere commercialista. La sua creatività e curiosità lo avevano portato a tradurre la vita di Gesù, gli Atti degli apostoli e dare alle stampe persino un “Pinocchio riminese”, libro edito da Guaraldi nel 2011 che conserva tutta la potenza del testo originale, messo in scena anche da Città Teatro con Francesca Airaudo e Giorgia Penzo. Negli ultimi anni Piccini era tornato all’italiano, con raccontini umoristici e ironici su fatti e personaggi tratti dalle vicende locali.

Agli amici che avevano lasciato la terra prima di lui aveva dedicato questi versi: «Adesso che la vecchiaia mi aggredisce / m’inginocchio per dirvi una preghiera, / ma faccio anche un sorriso / per preparare il nostro incontro».

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